| INEDITI |
"Amici"
Si
accomodò sul divano, inizialmente al buio. Lo raggiunsi e accesi la
luce, dovevamo riprendere un discorso. Ci guardammo per un attimo poi
dissi che andavo a prendere qualcosa da bere: “una birra?”
“Preferisco qualcosa di più forte”. Mi alzai e ritornai con una
birra, la bottiglia di grappa e due bicchieri. Gli versai la grappa e
mi stappai la birra. La versai lentamente nel bicchiere. Stavo seduto
di fronte a lui, con le gambe accavallate, leggermente di sbieco. Si
accese una sigaretta e disse che avrebbe smesso di fumare
“anch’io” risposi, e gli chiesi l’accendino. Il discorso
riprese, esattamente come
era cominciato. Parlava di una lettera e guardava la libreria dietro
le mie spalle; stava scuotendo la cenere dentro un pacchetto di
sigarette vuoto. Gli dissi che sarei andato a prendere un altro
portacenere lui disse che non importava. Mi alzai e tornai col
portacenere, glielo porsi; lui continuava a scuotere la cenere nel
pacchetto vuoto. Mi versai dell’altra birra. Dissi che forse non era
il caso di dargliela. Stavo guardando un ombrello appoggiato alla base
dell’attaccapanni; notai per la prima volta il suo colore. Lui mi
stava guardando, io tirai una boccata alla sigaretta e la spensi. Si
versò della grappa e il discorso riprese, esattamente come era
cominciato. Lui disse alla libreria che per dire cose su di lei aveva
dovuto rivelare cose su se stesso che nemmeno a me aveva detto. Si
dolse di non avermele mai dette. Lo sfregamento della pietrina del suo
accendino scandì il silenzio della stanza. Andai a prendere
un’altra birra. Dissi che era molto bello, ma che se uno distrugge
deve essere lì pronto a ricostruire. L’ombrello sembrava capirmi.
Accesi una sigaretta e schioccai le labbra. Disse che era incredibile
che lui fosse più sconvolto di me. Il pacchetto vuoto si stava
riempiendo di cenere. Ne scrollò un altro po’. La libreria era
immobile e si versò della grappa. Il tintinnio del bicchiere fu più
forte dei precedenti. Dissi che dovevamo essere contenti. L’ombrello
sembrava nascondersi nella nebbia della stanza. Cercai la birra; me ne
versai. Ripresi io, esattamente come avevamo cominciato. Dissi che ero
contento che non gli desse la lettera. Cambiai l’accavallatura delle
gambe e mi riempii la bocca di fumo. Lui conveniva che fosse giusto.
Soffiai fuori il fumo. Spense la sigaretta nel portacenere; io spensi
la mia nell’altro. Elogiò la solitudine e si alzò il bicchiere. Io
la biasimai. Convenimmo che stavamo dicendo la stessa cosa. I nostri
sguardi si incontrarono per un attimo e poi si allontanarono.
L’ombrello era rimasto fermo e così, penso, la libreria. Qualcuno
eravamo riusciti a convincere. Si alzò e disse che doveva tornare a
casa a masturbarsi. Forse anch’io l’avrei fatto. Lo accompagnai
alla porta e ci salutammo. Erano passati tre anni.

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