da "L'isola di Montefumo"


Il pomeriggio lavorativo scorse liscio, qualche commissione, e verso le sette, sette e un quarto Lorenzo arrivò a casa. Viola era già lì, che sbrigava qualche piccola faccenda. La radio era accesa, e Lorenzo sentì la sigla di chiusura del notiziario in network.  
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Quanta democrazia abbiamo esportato oggi? – Le chiese Lorenzo dopo averla salutata.  
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Non meno degli ultimi mesi, comunque la prima notizia di oggi parla di quattro omicidi a Milano.  
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Quattro? – Rispose stupito Lorenzo – tutti insieme?  
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Due coppie, a poca distanza di tempo l’una dall’altra. Tutti incensurati.  
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Si parlerà già di taglie sulla testa immagino.  
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Certo.
-        Ma sarà stata la stessa persona?  
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Dicono di sì anche perché sembra che l’assassino abbia eseguito un macabro rituale.  
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Bene, ci mancava solo il serial killer.  
In quel momento suonò il campanello: Lorenzo e Viola non aspettavano nessuno, e si guardarono un attimo
disorientati. Il suono del campanello in coincidenza con la frase del serial killer, aveva fatto nascere un certo
nervosismo.  
Il campanello suonò un’altra volta, e Lorenzo guardò nuovamente Viola.  
-    Vado io – disse alla fine.  
Con la mano destra prese il citofono e chiese chi era.  
Con la mano sinistra, istintivamente, aprì la porta.  
Una voce rispose alla domanda di Lorenzo, ma non tramite citofono. La voce era di fronte alla porta e stava 
già entrando in casa.  
-    Sono Raimondo – disse Raimondo – e questo è il signor Spiombi.  
Lorenzo rimase a bocca aperta, e anche Viola: si potevano immaginare di trovarsi davanti un serial killer, ma non certo il Raimondo compagno di viaggio nell’isola di Montefumo. E per giunta non da solo. Dietro la sua figura di media statura, leggermente appesantita, con faccia tonda, occhiale tondo, e capello liscio con la divisa, stava un altro uomo decisamente più alto e più magro, con i capelli ricci corti chiari, naso affilato e occhi stretti e ravvicinati. Sembrava molto agitato, ma non per la circostanza. Doveva essere un uomo agitato sempre.
-    Posso fumare? – disse il signor Spiombi mentre si accendeva una sigaretta.  
La voce era roca tipica di un incallito fumatore. All’incirca doveva avere la stessa età di Raimondo.  
-    Ciao Raimondo – disse calorosamente Viola – piacere signor Spiombi, io sono Viola.  
Lorenzo la ammirava sempre, quando riusciva a fare con semplicità azioni che a lui sembravano complicatissime.  
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Accomodatevi – gli disse Lorenzo facendo cenno di entrare.  
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Un portacenere per favore – chiese Spiombi.  
Non si erano ancora messi a sedere che Raimondo prese la parola.  
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La vostra tranquillità mi fa pensare che non sappiate niente.  
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Di che cosa? – Chiese allarmata Viola.  
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Avete visto qualche telegiornale? Sapete cosa è successo a Milano?  
Raimondo parlava con tono preoccupato.  
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Quattro omicidi – rispose Lorenzo.  
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Già e sapete chi sono?  
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Chi sono? Incensurati mi sembra.  
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Certo. Sono, anzi erano, Filippo e Martina Birimbardi e Alfredo e Tina Brambilla.  
Un lungo momento di silenzio calò sul quartetto. Prima che Raimondo pronunciasse Tina Brambilla, i nomi
precedenti ben poco dicevano a Lorenzo e Viola, ma dopo fu chiaro che anche Filippo e Martina Birimbardi
erano Filippo e Martina.
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Ma cosa vuol dire? – Chiese scioccata Viola.  
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Questo non lo sappiamo, ancora – disse Spiombi che aveva spento la sigaretta, e non aspettava altro 
che il momento di intervenire.  
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Lei è un amico di Raimondo? – chiese Viola.  
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Non proprio – rispose Spiombi, non aggiungendo altro, quasi che fosse la sua fama a presentarlo.  
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Il signor Spiombi è un detective privato, l’ho trovato sulle pagine gialle.  
Lorenzo pensò all’assurdità di quella frase.  
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I detective privati si trovano sulle pagine gialle? – Chiese perplessa Viola.  
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Anche – fece Spiombi.  
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E come fa uno a scegliere quello che fa al caso suo? – insisteva Viola.  
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A me ha convinto il riquadro e lo slogan: ogni mistero diventa misero – rispose Raimondo.
-       Spendo 3200 euro iva esclusa ogni anno per quel riquadro quattro per sei – aggiunse Spiombi.  
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Il signor Spiombi è il migliore del suo genere: la sua specialità è scoprire infedeltà coniugali – disse a mo’ di
referenza Raimondo.
-       Quindi possiamo considerare il caso risolto – si inserì Lorenzo – quattro omicidi e un detective specializzato
nei tradimenti, quale miglior abbinamento potevamo chiedere? Se mi viene l’influenza chiamerò un…
Viola lo interruppe con un’occhiata severa.
-    Domatore di leoni? – Sussurrò Lorenzo che ormai voleva concludere la sua frase.  
Viola aveva un pareo che fungeva da gonna, che le arrivava quasi al ginocchio. Spiombi, nemmeno troppo di
nascosto, le guardava le gambe, e questo contribuiva a farlo rendere antipatico a Lorenzo.
-    Il fatto che sia specializzato in tradimenti non vuol dire che non mi possa occupare di altro – rispose Spiombi
distogliendo per un attimo lo sguardo dalle gambe di Viola.
-    Ma perché ve ne dovete occupare qui? Cosa c’entriamo noi?
Ma le domande caddero nel vuoto, perché sia Lorenzo, sia Viola cominciarono a realizzare della morte dei
quattro compagni di viaggio.
-       Forse siamo in pericolo, forse non è un caso che siano state uccise quattro persone della gita – disse
Raimondo.  
-      
Ma perché dobbiamo essere in pericolo? – Obiettavano Lorenzo e Viola.
-       Niente è escluso – disse professionalmente Spiombi – il mio cliente ha delle preoccupazioni, e mi sembra
che non siano così inopportune.
-       Ma forse sapete cose che noi non sappiamo – disse sempre più allarmata Viola.
-       Niente che possiamo dire – concluse misterioso Spiombi.
Il detective si guardò attorno, poi si alzò e, senza chiedere a nessuno, diede un’occhiata alla casa. Qualche
traccia di cenere segnava il suo percorso.
-       C’è una spia nascosta? – chiese irritato Lorenzo.
Spiombi non rispose, ma, sempre guardandosi attorno, disse con grave solennità:
-       abbiamo preso una camera in un albergo non distante da qui, non chiedetemi quale, per ora è meglio che
non lo sappiate.
-       Nessuno aveva intenzione di chiederglielo – replicò Lorenzo.
-       Teniamoci in contatto, e diamoci pure del tu, le formalità fanno perdere tempo prezioso a vantaggio dei
nemici. Viola lasciami il tuo cellulare, e questo è il mio biglietto da visita.
-       Ma quali nemici? Ma cosa stiamo facendo? – Lorenzo non riusciva a darsi una risposta.