Autori in corso
un notiziario dettagliato

Autori fuori corso
rivedibili e congedati



Alessandro Altadonna
Una recensione al romanzo di Alessandro Altadonna, “La mia corsia”, è apparsa sul Il Mattino del 10 giugno 2000. Del libro viene esaltato soprattutto il forte impatto sociale; l’autore, infermiere in prima linea, non ha paura di uscire allo scoperto per denunciare i limiti e le mancanze dell’amministrazione pubblica. Un racconto ironico e amaro sulle condizioni degli ospedali di oggi. 

Emiliano Balistreri
Il libro di poesia “Plastica evoluzione”, di Emiliano Balistreri, è stato segnalato con merito al XVIII Concorso Nazionale di Narrativa e Poesia “Fanco Bargagna” di Pontedera, nel mese di marzo 2000.

Emiliano Balistreri, II
In aprile l’autore ha presentato il suo libro presso il Cenacolo di Poesia di Mestre.

Emiliano Balistreri, III
“Plastica evoluzione” ha ottenuto anche una menzione d’onore al Premio internazionale “Europa Nuovo Millennio” (10 giugno 2000)

Emiliano Balistreri, IV
Il 26 ottobre 2000 è uscito l’ultimo libro curato da Emiliano Balistreri: Giannantonio Selva, “Elogio di Michele Sammicheli. La voluta jonica”, Edizioni Stamperia Cetid, Venezia 2000, pp. 241. Si tratta di una raccolta di scritti di Giannantonio Selva, editi per la prima volta nel 1814 e ripubblicati da Balistreri in occasione del duecentocinquantenario della morte del famoso architetto veneziano. Il tutto è accompagnato dall’esame delle opere principali di Selva (edifici, progetti e scritti).

Emiliano Balistreri, V
La raccolta di poesie “Plastica evoluzione”, di Emiliano Balistreri, ha ottenuto il 6° premio ex-aequo al 14° Concorso “Giovanni Gronchi” di Pontedera (PI).

Emiliano Balistreri, VI
Sempre a proposito di “Plastica evoluzione”, il libro di Balistreri ha ottenuto una Segnalazione speciale al 6° Premio Nazionale di Poesia “Rivalto”, Rivalto (PI).

Emiliano Balistreri, VII
La curatela del testo di Balistreri è stata affidata a Egle Renata Trincanato, Ordini Restauro Venezia, Cetid, 2000, con il contributo dell'Ordine degli Architetti di Venezia, e a suo tempo presentato dal Presidente dell'Ordine degli Architetti di Venezia, dal Presidente dell'Ateneo Veneto e dall'Assessore alla Cultura del Comune di Venezia.

Ilaria Cangioli, I
Ilaria Cangioli ha trasformato per un giorno il Suo romanzo, “In sosta”, in una originale esperienza ludica e didattica, coinvolgendo un gruppo di ragazzi tra i 10 e i 12 anni. Sentiamo com’è andata direttamente dalle parole dell’autrice: “Insieme a un’insegnante di musica, Cecilia Peli, abbiamo organizzato un incontro che fosse per metà gioco e per metà racconto. Inizialmente abbiamo illustrato la storia, partendo dalla descrizione della città di In Sosta, con particolare attenzione al continuo spostamento delle strade, all’esistenza di una cartina magica e alla presentazione dell’Infallibile che tale cartina ha il compito di recapitare. In questa prima fase sono stati alternati momenti di riassunto a momenti di lettura di alcuni brani significativi del libro. Poi sono stati presentati i personaggi: Federico, Stella, Dodo e Morìs. Abbiamo suddiviso i ragazzi in quattro gruppi, ciascuno con il compito di rappresentare uno dei quattro personaggi. A ogni gruppo è stato consegnato un “medaglione” nel quale era disegnato il personaggio corrispondente. Subito dopo si è svolto il primo gioco, quello dei labirinti. Per far entrare i ragazzi nella vita quotidiana di In Sosta, sono stati ideati tre labirinti con difficoltà diverse. Nel primo i ragazzi si trovavano di fronte due strade da scegliere (A e B), ma soltanto una li avrebbe riportati a casa. Nel secondo c’erano quattro differenti percorsi che però si sovrapponevano l’uno all’altro. Ogni personaggio doveva raggiungere un obbiettivo diverso: Dodo la sua cuccia, Morìs la sede della posta, Federico la scuola e Stella il parco. Il terzo labirinto era quello più difficile poiché era un percorso tutto aperto. Ai quattro angoli del labirinto sono segnati i personaggi che avevano il compito di incontrarsi uno con l’altro. Abbiamo assegnato dei punteggi in base alla velocità di risoluzione dei percorsi. Quindi si è ripreso a parlare della storia, introducendo un nuovo elemento di “disturbo” nella vita di In Sosta: il cipollone magico e l’animazione degli oggetti. Anche in questo caso c’è stato un gioco corrispondente: gli indovinelli. Sono stati consegnati ai ragazzi dei fogli con delle filastrocche. Bisognava indovinare quale fosse l’oggetto che aveva preso vita. Alla fine, abbiamo proposto ai ragazzi di trovare una soluzione a tutto questa intricata storia. Ogni gruppo, che rappresentava uno dei personaggi del libro, avrebbe dovuto recuperare in cinque minuti il cipollone magico. Un rappresentante di ciascun gruppo ha raccontato a tutti gli altri la soluzione che aveva trovato insieme ai compagni. Alla fine, dopo aver discusso con Cecilia su quale fosse la storia migliore, abbiamo deciso un pari merito generale e consegnato il premio (caramelle e cioccolatini) a tutti quanti!” (Domenica 5 maggio 2002, Biblioteca dei ragazzi di Monza).

Anna Cariani
“In un attimo solo”, il libro di Anna Cariani, è stato presentato il 3 febbraio 2001 nella Sala Comunale di Chiesina Uzzanese, in provincia di Pistoia.

Anna Cariani, II
Una breve recensione di “In un attimo solo”, di Anna Cariani, è apparsa su “La Nazione” del 23 febbraio 2001.

Anna Cariani, III
Il 24 febbraio, il romanzo di Anna Cariani è stato presentato presso la sala conferenze della Provincia di Pistoia. A fare da moderatore Eugenio Fagnoni, giornalista e critico. Sono intervenuti, oltre all’autrice, il relatore dr. Roberto Barontini, il presidente del Consiglio Provinciale Marco Giunti e Dora Donarelli, presidente provinciale della commissione pari opportunità. L’iniziativa è opera dei Comunisti Italiani che hanno voluto segnalare l’ambientazione “storica” del romanzo. Quelle campagne toscane protagoniste della Resistenza in cui sono stati compiuti tanti atti di eroismo popolare, durante quello che è stato considerato il Secondo Rinascimento italiano. L’autrice ha confessato di aver tratto l’ispirazione per il romanzo visitando le Padule di Fucecchio, luogo simbolico perché qui avvenne uno dei tanti eccidi nazisti. Non a caso, anche le due opere precedenti della Cariani, “Vola colomba bianca” e “Toscana city” erano ambientate nelle stesse zone. I tre racconti che compongono “In un attimo solo”, dunque, danno la dimensione di come la Resistenza fu un fatto corale, un momento di riscatto sociale in nome della libertà. Secondo il relatore il romanzo ricorda, come stile, la narrativa di Fenoglio. La Donarelli, invece, ha richiamato l’attenzione dei presenti sul ruolo svolto dalle donne durante la Liberazione. (Il Tirreno, 1 marzo 2001)

Anna Cariani, IV
Il 3 marzo, a Bologna, “In un attimo solo” è stato presentato presso il circolo Arci “Sesto senso”.  

Leonardo Catucci
Una positiva recensione alla silloge di Leonardo Catucci, “Arrampicarmi ancora”, è apparsa su Alias, il supplemento de il manifesto, del 5 maggio 2001. Secondo la giornalista Geraldina Colotti: “un’ombra di strazio, pudica, si affaccia e si eleva in queste liriche semplici e nitide, consce dei limiti della parola, poesia che crea scarti e per questo è narrativa”.

Leonardo Catucci, II
Una notizia su “Arrampicarmi ancora” è apparsa su Aism-informa del 1 marzo 2001.

Leonardo Catucci, III
La raccolta di Leonardo Catucci, “Arrampicarmi ancora”, è stata presentata presso la libreria Le nuvole, a Roma. Il chitarrista Carlo Balestrieri ha accompagnato la lettura di alcuni versi del poeta.

Mauro Coatti
Una articolata recensione al romanzo di Mauro Coatti, “La stanza di Luca” è apparsa sulla rivista “Sabato Sera” (novembre 2002). Incuriosisce il titolo, ma anche la stesura, affidata a Stefania Costa, che unisce una serie di spunti critici di estrema validità: “Mauro, i trentenni e la musica di provincia”

Chi di noi ha un’età che si aggira tra i 30 ed i 40 anni troverà certamente modo di riconoscere gran parte della propria giovinezza nel libro di Mauro Coatti, «La stanza di Luca», (edito da Andrea Oppure, Roma, 277 pagine, 7 euro) un efficace ritratto della generazione cresciuta nella provincia bolognese sul finire degli anni ottanta. Metà esploratori e metà naufraghi, i protagonisti sono legati da un’amicizia senza compromessi e dalla passione per la musica.
Musicista e compositore è, d’altronde, anche lo stesso autore (residente a Toscanella) che, forte della propria esperienza, riesce ad infondere una forte carica vitale in tutti quei brani che trattano di concerti, o delle problematiche cui vanno incontro i giovani musicisti. Ottima la resa dell’atmosfera «frizzante e gassosa» che circola tra il pubblico, quando non c’è più tempo per niente, quando il palco è una sirena troppo affascinante per resisterle e lo spirito di concentrazione annulla tutto il resto.
La musica è l’espressione di una libertà totale, di una gioventù intensa, è una gioia che solleva da terra e rende liberi e leggeri.
Veramente interessante il romanzo di Coatti lo diventa anche nella narrazione degli stati d’animo che attraversano i suoi giovani protagonisti, spinti dalla necessità di mettersi alla prova, forti dell’amicizia che li lega, affrontano la loro età apparentemente incuranti tra una porra di maria e una birra, in realtà capaci di frasi profonde, pronunciate con una persuasione tale da renderle come «tanti piccoli tagli sulla pelle, ferite che bruciano come sale, pensieri distorti dalla luce di un’angolazione diversa».
Di se stessi diranno: «Per godere di un’emozione nuova abbiamo acceso la miccia della nostra sorte»; una frase fatale, perché se è vero che la prima parte del romanzo è lenta ed appesantita da una prosa molto personale, poco scorrevole a causa di un’aggettivazione ricercata ed a tratti ridondante, è anche vero che la seconda parte si dipana facilmente con sviluppi inattesi ed autentici colpi di scena.

Mauro Coatti, II
Una recensione approfondita sul romanzo "La stanza di Luca" è apparsa su  www.ciaoradio.it. Dal sito è possibile ascoltare l'intervista integrale.

Ma perché vogliamo poi realizzare a tutti i costi i nostri sogni? Non è forse meglio goderseli così puri e incontaminati? La realtà potrebbe deluderci, i sogni a contatto con l’aria cambiano forma, consistenza; e l’aria stessa potrebbe essere intatta o contaminata, come la realtà, come tutte le cose, sta soltanto a noi decidere. Sentiamo cosa ha raccontato l'autore ai microfoni di CRIF.
Ed è proprio nel suo primo libro che il musicista e compositore Mauro Coatti racconta i sogni di un gruppo di ragazzi di Lamezzano, a pochi chilometri da Bologna, che si confrontano giornalmente con la realtà, sul finire degli anni ottanta.
Dario, 21 anni, è la voce narrante che, sulle note dei Pink Floyd, Deep Purple, Stones, Simple Mind, U2, (tanto per citarne alcuni ), ci fa vivere attraverso di lui le emozioni del palco, i turbamenti, le bravate, le sensazioni provocate dallo sballamento per aver fumato una porra di maria, il sentimento dell’amicizia.
Infatti una solida amicizia lo lega a Luca con cui scandisce tappe importanti della vita.
Dalla morte di Licia, ragazza di Luca, per aver ingerito un cocktail di barbiturici e psicofarmaci, che in fondo ai loro cuori capiscono di non aver aiutato abbastanza e il cui fantasma rimarrà nei loro cuori.
Ai pomeriggi passati nella stanza di Luca, ambiente ovattato e protettivo in cui nessun dettaglio è lasciato al caso, dal vecchio flipper, al sottofondo musicale, alla porra… che fanno da cornice alle confidenze e alla nascita dei testi delle loro canzoni.
Per non dimenticare le bravate organizzate insieme anche a Dido e il Boccia, e soprattutto di quella che ha visto l’intervento della polizia, narrata con tono polemico.
Ma la svolta alla loro vita Dario e Luca la danno mettendo su il gruppo dei Radiogelosa insieme ad altri 3 elementi, premesso che Dario aveva già avuto un’esperienza in un gruppo dalle radici troppo amatoriali per lui insieme a Dido e il Boccia, che lasciò perché cominciava a voler perseguire traguardi musicali più importanti.
La chitarra di Dario accompagna un Luca, cantante delle sue poesie, di un carisma al di fuori del normale, che riesce a regalare nei concerti sensazioni indescrivibili al suo pubblico, tanto quanto l’adrenalina che gli regala quest’ultimo, nonostante i suoi momenti di esitazione ad ogni inizio di esibizione.
Anche i rapporti con il sesso femminile subiscono per i due amici alti e bassi, ma alla vigilia della loro vacanza in Spagna Luca sembra aver recuperato il rapporto con Viviana e Dario aver trovato il grande amore in Antonella.
La Spagna segnerà un punto di svolta nella vita di Luca che scoprirà finalmente l’amore grazie a Pilàr, un’affittacamere del posto, tanto da volerle restare accanto e non tornare più in Italia; al suo rientro a Lamezzano per portar via le ultime cose non potrà fare a meno di organizzare una serata con Dario per rivivere i vecchi tempi.
Il finale, sorprendente e spiazzante, scioglierà il mistero sugli incubi che accompagnano Dario in tutti i suoi sogni.

Mauro Coatti, classe '67, nato a Bologna, dopo anni trascorsi nell’interland bolognese, vive stabilmente a Dozza (Bo). A 17 anni comincia a strimpellare la chitarra prendendo lezioni private fino a farsi coinvolgere dalla musica e diventare compositore e arrangiatore di pezzi, ma ben presto si accorge che le note da sole non bastano: le parole arrivano dritte alla gente. Così si apre la sua parentesi di cantautore. La sua produzione spazia dagli esordi havy metal fino al rock italiano. Ma nuovamente Mauro Coatti vuole dare una svolta alla sua carriera di artista, mettendo tutto nero su bianco: questa volta non si tratta dell’ennesima canzone ma di un romanzo, il suo primo romanzo, La stanza di Luca. Ai microfoni di CRIF ci ha svelato l'identità di uno dei protagonisti: "Dario è il mio alter ego come modo di pensare ma non per esperienze personali: il 90% è inventato e per quanto riguarda i personaggi sono un frullato di persone conosciute che ho plasmato a mio piacimento: un personaggio può racchiudere in sé anche 2 o 3 aspetti del carattere di una persona di cui mi circondo." Nel romanzo di Coatti, stile diario di vita, ogni avvenimento, pensiero, descrizione, stato d’animo, è sapientemente raccontato con una precisione che rende vivibile e percepibile il messaggio che vuole trasmettere ai suoi lettori. Il linguaggio ricalca molto il gergo giovanile, a tratti fin troppo colorato e crudo ma sicuramente di grande effetto. Alcuni passaggi caratterizzati da riflessioni prolisse rallentano il ritmo narrativo, ma per il resto il libro, specchio di una generazione della provincia bolognese sul finire degli anni ottanta, accattiva il lettore, travolto dai mille racconti di Dario, su cui il finale, con un colpo di scena magistrale, farà luce.
E in cantiere c’è già un’altra forte storia di amicizia, tematica che Mauro Coatti predilige nei suoi romanzi, che aspetta solo di essere pubblicata da qualche editore.


Emanuela Dall’Aglio

Una positiva recensione a “La tela del ragno”, il romanzo d’esordio di Emanuela Dall’Aglio, insegnante di filosofia, è apparsa sulle pagine della “Gazzetta di Mantova” (14 marzo 2002). L’apertura del pezzo riassume schematicamente la trama del libro: “Una donna impulsiva e ambiziosa coinvolta in un traffico criminale, e tre poliziotti in fuga dalle ombre del proprio passato”. La Dall’Aglio ha scritto un “poliziesco internazionale” che si svolge tra Vienna, Capo Verde e Nizza. Secondo l’autrice , appassionata di Conan Doyle, “il giallo è un genere ingiustamente screditato”. Tutto il taglio centrale dell’articolo è dedicato a una precisa descrizione dei personaggi, in particolare di Ilde – la protagonista femminile della storia – e dell’agente anglosiculo Al Sellante, consapevole di appartenere a una “doppia insularità: solare e talvolta abbacinante quella mediterranea, plumbea e brumosa l’altra, quella atlantica”. Nell’articolo, si mette anche in evidenza come la conclusione del romanzo non corrisponda a una indagine psicologica compiuta sui personaggi. “‘La tela del ragno è un romanzo aperto” rivela l’autrice “e sto già lavorando al seguito”.

Gianfilippo Della Croce
Il 17 Aprile 2002, presso la Sala della rappresentanza di Palazzo Cesaroni a Perugia, è stato presentato “Gradini” di Gian Filippo Della Croce. All’evento, patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Regionale dell’Umbria, ha partecipato Gabriele La Porta (direttore di RAI Notte) che ha riassunto in una serie di interventi lo spirito del libro, i suoi riferimenti letterari, le motivazioni che hanno spinto l’autore a scriverlo. Della Croce ha arricchito il dibattito inserendo alcuni elementi utili alla comprensione dell’impianto del testo, oltre a ricordare quali sono state le emozioni che ne hanno caratterizzato la stesura. Il successivo dibattito, arricchito da una folta presenza di pubblico, è stato coordinato da Renzo Massarelli, capo ufficio stampa del Consiglio Regionale dell’Umbria, legato all’autore da una lunga e fraterna amicizia. La troupe di RAI Notte, infine, ha girato dei servizi sul libro, l’autore e l’editore, andati in onda alla fine di Aprile.

Gianfilippo Della Croce, II
Una lunga e dettagliata recensione su “Gradini”, il romanzo di Gianfilippo Della Croce, è apparsa su “Micropolis”, supplemento umbro al “Manifesto”. Colpisce il titolo dell’articolo: “Io ero Mussolini” per indicare il periodo storico, a rischio di oblio, scelto come ambientazione dall’autore per la sua storia. “Gradini”, sostiene Lo Leggio, è un’opera di narrativa con una forte carica di letterarietà e al tempo stesso una rievocazione storica del tempo e dello spazio umbro tra il 1943 e il 1944. La struttura del romanzo viene analizzata nei dettagli, con numerosi riferimenti ai personaggi e agli eventi narrati da Della Croce, ma quello che interessa al recensore è mettere in evidenza come l’autore sia riuscito a consegnarci quel mondo da un punto di vista infantile, attraverso le parole e lo sguardo di un bambino che solo a posteriori comprende la tragicità dei fatti in cui si era trovato coinvolto. “Il racconto cerca così di recuperare la freschezza, la curiosità inesauribile, il gusto dell’avventura, la poeticità della condizione infantile”. Illustri i precedenti letterari citati a sostegno di questa tesi: il Calvino de “Il sentiero dei nidi di ragno”, la narrativa di Cesare Pavese, uno dei primi libri di Sciascia (“Gli zii di Sicilia”). Altro particolare che viene segnalato è il modo col quale Della Croce ha gestito il rapporto col tempo: lo scorrere ciclico dei mesi e delle stagioni che avvicinano questa scrittura al pensiero primitivo.

Gian Filippo Della Croce, III
Il romanzo “Gradini”, di Gian Filippo Della Croce, è stato presentato con successo presso la sala “A. Capitini” del comune di Marsciano (13 febbraio 2003). Il relatore, professor Renato Covino, della Università di Perugia, ha approfondito con passione e acutezza il testo dell’autore, ripercorrendo gli avvenimenti narrati, le situazioni e i luoghi che ne hanno ispirato la vicenda. La serata è stata introdotta dal sindaco, Gianfranco Chiacchieroni, ed ha visto la partecipazione di un folto pubblico – in gran parte giovanile – che ha dato vita a un ricco dibattito coordinato dall’autore stesso.   

Gian Filippo Della Croce, IV
Il giorno 29 Aprile alle ore 18 presso la biblioteca Sperelliana di Gubbio, ha avuto luogo la presentazione del libro di Gian Filippo Della Croce "Gradini", con la partecipazione del sindaco della città on. Orfeo Goracci.
Il libro è stato presentato da Maurizio Oliviero, docente dell'Università di Perugia che si è soffermato sugli aspetti sociali e politici presenti nella narrazione e sul periodo storico nel quale le vicende narrate sono ambientate. Particolare attenzione è stata dedicata da parte del prof. Oliviero allo stile e alla tecnica narrativa di Gian FIlippo Della Croce. Successivamente si è aperto un partecipato e qualificato dibattito fra il pubblico presente e il prof. Oliviero, al quale ha anche partecipato attivamente il sindaco Goracci.

Federico De Nardi
L’8 aprile 2001, in occasione della rassegna “Incontri con gli autori”, è stato presentato a Caerano San Marco il libro “Come trovare lavoro a Londra e dintorni” di Federico de Nardi e Roberto Vanzetti, edito da Franco Angeli. Un’iniziativa per dare una serie di consigli utili a quanti intendano trasferirsi nella capitale inglese e per ascoltare le storie di quelli che l’hanno già fatto. Durante la serata è stata presentata anche la mostra fotografica “Londra e i giovani”, di Maria Ester Nichele. 

Francesco De Nigris,

“Parole morte”, il libro di Francesco De Nigris, è stato recensito sul sito internet www.quitalia.it (15 settembre 2002), in un breve articolo firmato da Valentina Brandazza. Nel pezzo viene dato grande risalto al tema dell’opera, il distacco di un figlio dalla figura paterna che diventa poi l’occasione per ricucire lo strappo con la famiglia, le origini e la propria identità. Scrive la Brandazza: “Parole morte è un racconto da leggere d’un colpo solo, una spedizione entro i tormenti dell’animo umano sospeso a metà tra un passato rigettato ed un futuro che da esso non può prescindere. Narrata in un linguaggio semplice e schietto, l’opera regala al lettore intuizioni preziose e ricami sapienti di stati d’animo e sensazioni…”. C’è spazio per la descrizione degli scenari urbani che fanno da sfondo al romanzo: il quadro di un meridione italiano in abbandono, vitale ma degradato. E per una riflessione conclusiva sul duplice viaggio di Ernesto, il protagonista del libro, che “si plasma nell’eco di una solitudine perpetrata, di una condizione universale e diffusa di alienazione inesausta. Che, paradossalmente, concilia passato e tempo attuale; genitore e figlio; singolare e corale”.

Alessandro Genovese 
Carlo Martinelli segue con attenzione l’attività editoriale di Andrea Oppure Editore. In un articolo apparso su “Alto Adige” del 15 agosto 2001, il giornalista ha fatto anche di più. Partendo dal libro d’esordio di Alessandro Genovese, “Eravamo davvero felici”, Martinelli ha disegnato una mappa dettagliata della geografia letteraria relativa alla sua regione. Alcuni degli autori pubblicati da Andrea Oppure Editore, infatti, Alessandro Genovese, Fabio Marcotto, Fabrizio Raoss, Giorgio Zini, Franco Zadra, rientrano in quel paesaggio degli “scrittori dolomitici” che in Trentino, in particolare, sembrano aver rinforzato la già agguerrita pattuglia formata dai vari Alessandro Tamburini, Carmine Abate, Franco Stelzer (Einaudi), Francesco Roat (Argo). Alessandro Genovese, classe 1972, laureato in filosofia con una tesi su Nietzsche e consulente editoriale per l’Istituto trentino di cultura, rientra a pieno titolo in questa definizione, come dire, “logistica”. Secondo Martinelli, lo stile di Genovese è “maturo e convincente, secco e deciso quanto basta”. Questi racconti brevi sono “tutt’altro che accomodanti. Taglienti e cattivi come la vita, sovente. Amori finiti male, storie tossiche, solitudini dietro l’angolo, famiglie devastate, la morte come sgradita compagna, vicende che cambiano aspetto e colore con improvvisi dietrofront, all’ultima riga”. Martinelli dà pure un’indicazione di genere: “realismo noir”. E riporta il commento dell’autore sul senso della sua opera: “fare i conti con cose e situazioni che mi interessano, che ci sfiorano nella vita e che trovo necessario descrivere. Tutto qui”. 

Alessandro Genovese, II
Di esordio convincente parla anche Gigi Zoppello su “l’Adige” del 22 agosto 2001, in una lunga intervista ad Alessandro Genovese. “Una scrittura salda, ben calibrata” anche se inscritta in un pessimismo cosmico è, secondo il giornalista, la caratteristica prevalente dei racconti dell’autore trentino. Rispondendo alle domande, Genovese parla della sua passione per “gli sconfitti”, i margini e le pieghe più nascoste della nostra società (“c’è una grandissima voglia di evasione che poi, spesso, porta i miei personaggi ai margini”); i luoghi del suo immaginario e della sua formazione (“la provincia, la piccola città e i dintorni”); e ancora l’attenzione rivolta alla famiglia come sede dello scontro sociale e generazionale; alla crisi dei rapporti tra uomini e donne, fatta di “compromessi accettati troppo presto, matrimoni che non si dovevano fare” che ricordano “L’ultimo bacio” di Muccino depurato, però, da ogni lieto fine. I modelli, infine, sono Carver, Tondelli, Roth, la musica dei CSI e - su tutto - l’esperienza della vita come prima fonte di ispirazione per la scrittura. Un libro dinamico, svelto e crudele. Che raccoglie per frammenti le dinamiche meno scontate dell’Italia di oggi.

Alessandro Genovese, III
Una recensione di “Eravamo davvero felici”, il libro di Alessandro Genovese, è apparsa su “Trentino mese” del settembre 2001, a cura di Alberto Folgheraiter: “Trent’anni di frequentazione dei mattinali di polizia e carabinieri, di aule di tribunale e di miserie della cronaca, dovrebbero aver vaccinato il cronista. E invece chiudi le 86 paginette del libro e ti accorgi che, forse, eri felice. Ma in un altro modo”. Per Folgheraiter, insomma, vale quanto già rilevato da Zoppello. Non sarà che i racconti di Genovese sono troppo “estremi”, espressione di una “sconfitta generazionale” che ha segnato uno iato incolmabile tra i giovani e gli adulti, i padri e i figli? Quella di Genovese sarebbe allora “una scrittura inquietante” venuta a turbare le certezze neoborghesi di tanti lettori abituati a essere rassicurati, in un modo o nell’altro, dal lieto fine. “E invece arriva questo giovane autore a ricordarti che la vita è una sconfitta. Comunque la guardi e la giri. Eravamo davvero felici, dunque. Mica tanto”. Il fatto è che l’autore trentino non aveva nessuna intenzione di inserirsi nella fin troppo decantata tradizione dei “giovani scrittori”, categoria che negli ultimi vent’anni è servita a raccogliere sotto lo stesso tetto esperienze e opere diverse e spesso opposte tra loro. Dice Genovese nella breve intervista che fa da spalla al testo: “Tengo a precisare che non pretendo affatto di rappresentare, con i miei racconti, la mia generazione. Sarebbe un atteggiamento non solo arrogante, ma anche piuttosto idiota. Detesto chi si pone come cantore di una generazione, mi dà sui nervi questa sociologia da quattro soldi”. E ancora, tanto per smentire il leopardismo alla base della sua presunta visione del mondo: “Se c’è un motivo profondo per cui le mie storie possono turbare, non è per il loro ‘pessimismo’ o per le scene forti, ma per il fatto che si vogliono insinuare dei dubbi, incrinare delle certezze, mettere di fronte a una realtà che troppo spesso fingiamo di non vedere, mascherata com’è dalla televisione e dalla pubblicità. La vita è una cosa seria, diceva Carver. E non uno spot del Mulino Bianco, aggiungo io”.

Alessandro Genovese, IV
“Eravamo davvero felici”, il romanzo d’esordio di Alessandro Genovese è stato presentato il 20 settembre 2001 presso la libreria Rizzoli Store di Trento, dallo scrittore Alessandro Tamburini e dal giornalista Carlo Martinelli.

Gianfranco Grande

Una serata al Balic.
“Racconti a occhi bassi? Ma che è una cosa di froci?”. Me lo ha detto un pischello cresciuto a pane e Che Guevara, ieri sera a San Lorenzo. Io ci avevo dato un po’ giù con i cocktail(s), gratis per me, così mi sono un po’ girate le palle e gli ho dato una manata in faccia, facendolo rimbalzare leggermente alla parete. Il pischello ha fatto pippa, anche perché era la metà di me, ed io sono molto coraggioso con chi è la metà di me. Comunque, la serata non è andata male. C’era pure un giornalista di Radio Vaticana (hehehehehe…..), così mi hanno detto, e pure uno del “Messaggero”, così mi hanno detto, e c’era la corista di Manu Chao, spagnola e muy bonita, che ad un certo punto ha smesso di cantare e mi ha chiamato sul palco: “Gianvrango, Grando! Gianvrango Grando sul palgo!”. La chimica mi è stata d’aiuto, sono salito con la mia insopportabile maschera, li ho guardati dall’alto tutti quanti in faccia, qualche secondo, Anna la corista spagnola mi sorrideva passandomi il microfono, anch’io sorridevo a me stesso, non avevo ancora venduto una cazzo di copia e me la stavo facendo sotto chissà poi perché. “Io sono l’autore del libro là” ho indicato l’espositore, “fino adesso non ha venduto neanche una copia, ma non importa, vi voglio bene lo stesso”. Detto questo mi sono acceso una Benson e gli ho sparato due poesie fitte fitte. “CANTACE ‘NA CANZONE!”. Questo l’ha detto qualcuno tra folla (il locale era pieno), ma gli applausi non sono mancati a fine lettura. Beh, dopo questo mini - reading in compagnia della mia Benson ho lanciato i fogli delle poesie in ordine sparso sul pubblico e le copie del libro si sono cominciate a vendere, la gente si avvicinava all’espositore e comprava (ma perché cazzo vogliono tutti la dedica?). Mia moglie dice che sono andato bene, io, come al solito, mi sono sentito un po’ testa di cazzo.  Comunque ho capito che scrivo perché mi voglio scopare tutte le donne del mondo dai 13 ai 60 anni, ma senza amore, l’amore è riservato a mia moglie Sab, che mi sopporta da 14 anni. (Il testo è un resoconto, in forma di prosa, della presentazione di “Racconti a occhi bassi”, la raccolta di Gianfranco Grande, tenuta presso il locale “Balic”. La notizia è apparsa su “Il Messaggero” del 22 aprile 2003).

Federico Leva
Una attenta recensione al romanzo di Federico Leva, “Il naufragio del traduttore”, è apparsa sulla rivista “Il Sancarlone” (anno XXIV, n. 3, Marzo 2002), a firma di Mario Pagliano. Il testo è definito sconcertante, agghiacciante e coraggiosissimo. La confessione di un traduttore che ammette i suoi limiti, professionali e umani. Metafora autobiografica dell’aria “greve e ottundente” che si respira negli uffici di una grande multinazionale. I limiti del lavoro di traduzione diventano “simbolo dell’inautenticità”, dice ancora Pagliano, “del travisamento, del distorcimento della realtà a cui il linguaggio con le sue ambiguità, con i suoi infingimenti, con i suoi trucchi ci obbliga”. Tesi che avrebbero fatto felice Derida: “un lavoro di scavo in quel sottosuolo, in quella voragine che l’uomo ha dentro di sé, nel proprio animo, il quale sentit se.. esse abyssum” (almeno a sentire Sant’Agostino). Ma il libro di Leva non deve essere confuso con un saggio filosofico sul destino umano o, almeno, non è solo questo: “trattasi altresì di un’opera di dolente, alta, poeticità che traluce da una prosa nitida e coinvolgente”. Secondo Pagliano, insomma, sentiremo ancora parlare di questo autore.

Federico Leva, II
Una sintetica recensione del romanzo di Federico Leva, intitolata "Tradurre per disperazione" è apparsa sulla rivista "Il territorio" (Anno XV, n.166, febbraio 2002). Nel testo si evidenzia l'impegno dell'autore, che vive da oltre dieci anni a Londra, proprio nel campo delle traduzioni e della didattica della scrittura. "Il naufragio del traduttore" viene definito un "racconto lungo, scritto d'un soffio, in una scrittura continua, quasi senza un 'a capo'". Ancora una volta si punta il dito contro la degradante condizione del protagonista, che cerca scampo nel suo lavoro fino alle tragiche conseguenze finali. "Un monologo divagante, nevrotico, dispersivo ma pervaso da una sua paradossale logica e consequenzialità, dalla quale emerge la denuncia di un mondo alienante e invivibile".

Federico Leva, III
Una breve recensione al romanzo di Federico Leva, “Il naufragio del traduttore”, è apparsa su “Il laboratorio del Segnalibro” (n.9, giugno 2002). Se ne riassume il tema, quella delle falsificazioni e degli abbagli che possono colpire un traduttore; si accenna alla rigida disciplina imposta da un mestiere del genere, concludendo che il libro è “un inquietante racconto dai toni surreali, spesso enigmatici, e una riflessione sui temi dell’alienazione, della politica, del rapporto dell’uomo con la modernità che vive quotidianamente”.

Achille Lucarini
“Il colore di Aida”, romanzo d’esordio di Achille Lucarini, è stato recensito su “L’Eco di Brindisi” (marzo 2002). Un riassunto sintetico della trama – l’amore fra la bella principessa etiope e un giovanotto borghese – fa da sfondo al giudizio sul genere utilizzato dall’autore: a metà tra romanzo storico e autobiografia. Una storia del Ventennio e degli anni pervasi dalla retorica fascista sulla presunta superiorità della razza bianca.

Achille Lucarini, II
Una breve segnalazione al romanzo “Il colore di Aida” è apparsa sul “Quotidiano” di Brindisi
(5 febbraio 2002). Nel pezzo si accenna all’esperienza maturata dall’autore, non solo dal punto di vista narrativo, ma soprattutto nello studio della lessicografia (Lucarini è curatore di numerosi dizionari).

Achille Lucarini, III
Una commossa lettera su “Il colore di Aida” è stata inviata all’autore del romanzo da Ennio Masiello, avvocato e senatore dei Ds. Masiello ricorda la Brindisi in guerra descritta da Lucarini, “trasfigurata e abbellita” dall’amore del protagonista per la principessa Suelika, quando invece – ammette – la realtà di quel periodo era mediocre frutto del regime. Forse un’anticipazione del finale del libro, quando la poesia diviene “dramma e sangue”. Interessanti anche le notazioni critiche sullo stile di Lucarini. Masiello parla di una “prosa cantante” che per “l’armonia dell’esposizione, per la ricchezza e la proprietà di linguaggio, per l’evoluzione sintattica del periodo, ricorda il miglior Baccelli e il miglior Bufalino”. Le lettere dei vecchi amici sono spesso più generose – e non a torto – di una fredda recensione.

Achille Lucarini, IV
Il romanzo di Achille Lucarini, “Il colore di Aida”, è stato presentato presso la sede locale dell’Acli di Brindisi (25 aprile 2002). Durante la presentazione è intervenuto il senatore dei Democratici di Sinistra Ennio Masiello che ha preso spunto dalla storia raccontata da Lucarini per ripercorrere gli eventi della fine degli anni Trenta, l’epoca della Guerra d’Africa. Masiello ha ricordato “Faccetta nera”, la canzone che fece da inno nazionale alle truppe italiane e che idealizzava, in toni esotici, le donne indigene (come la principessa protagonista della storia narrata da Lucarini). Masiello cita a proposito due film, “Bella abissina” di Amendola e Corbucci e “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano. Ma ampio spazio viene dedicato all’ambientazione del romanzo (la Brindisi portuale) e allo stile di Lucarini: “una prosa sobria e lineare eppure estremamente complessa nelle impeccabili costruzioni sintattiche, che richiama alla mente il Bacchelli, il Bufalino, e soprattutto il grande Carlo Emilio Gadda del ‘Pasticciaccio’; il tutto con una ricchezza lessicale ed una proprietà di linguaggio che sono il frutto di anni di studi e dell’attività lessicografica dell’autore”.

Achille Lucarini, V
Una recensione a “Il colore di Aida”, il romanzo di Achille Lucarini, è apparsa sulla rivista “Senza Colonne” di Brindisi (30 agosto 2002). L’autore, Antonio Caputo – direttore della Biblioteca Provinciale della città pugliese – analizza la storia e l’ambientazione del romanzo, con particolare attenzione all’immagine della città che emerge da queste pagine. L’intreccio e le descrizioni, dice acutamente Caputo, vanno viste e seguite con interesse ed emozione perché hanno una natura “filmica”. Il libro, quindi, non suscita curiosità solo per la trama (la relazione tra il giovane italiano e la principessa abissina di passaggio, che nel finale si tinge di giallo), ma soprattutto per l’attenzione riservata da Lucarini a Brindisi, “al suo porto, ai suoi marinai, ai suoi pescatori, agli sfaccendati e ai rissosi di sempre, mentre dalla parte opposta alla banchina d’imbarco cominciavano a sorgere le prime ville della più ambita zona residenziale, denominata Casale”. Una scrittura visiva, che “grazie alla sua posizione geografica stava per assumere un rilevante valore strategico nella storia di guerra che ne avrebbe fatto un vero e proprio caposaldo per il passaggio di uomini, armi, vettovaglie e mercanzie”. Libro documentale, quello di Lucarini: unisce a una gestione sapiente delle tecniche narrative l’immagine precisa di un luogo della memoria.

Fabrizio Lucernoni
“Tuniche e Jeans”, il romanzo di Fabrizio Lucernoni, è stato selezionato per essere messo in scena durante il “Primo Festival di Teatro e Musica” organizzato dalla Accademia Internazionale Sant’Agostino. Nel giudizio espresso a proposito del libro dalla commissione giudicante – composta, tra gli altri, dal regista Pupi Avati – si può leggere: “una narrazione ricca di spunti collegabili all’attualità, storicamente dotta e letterariamente colta”.

Luigi Mandoliti
Cominciano ad arrivare i primi commenti sulla silloge poetica di Luigi Mandoliti. Ne riportiamo qualche stralcio. Ha scritto Carlo Alberto Sitta: “È l’autore stesso a citare alcuni dei propri referenti poetici, vale a dire Caproni e Montale, di cui forse del primo trattiene l’ambientazione, l’atmosfera, mentre del secondo lo stato d’animo, che risolve però con esiti più lievi e forse più laconici. Una poesia di suggestioni, di guizzi e tratteggi sospesi fra annichilimento e resurrezione” (“Plurabelle”, n. 1, luglio 2001). Secondo il critico Giorgio Barberi Squarotti, queste poesie “sono intense e persuasive: mi hanno colpito per tenerezza e novità quelle che hanno come argomento i viaggi in treno e quelle amorose” (lettera privata, 21/2/2002). E ancora Giuliano Ladolfi parla di “versi di stile montaliano e di temperie pavesiana” che “chiariscono il particolare ‘luogo di osservazione della realtà’” della poesia di Mandoliti: “La sua attenzione viene focalizzata verso l’impercettibile linea che si pone tra pensiero filosofico e rapporto emotivo con il reale, tra la rifrazione degli oggetti e il loro incorporamento intuitivo, tra la percezione e la riflessione, tra l’accettazione della problematicità dell’esistenza e l’utopia: il punto di fuga” (“Atelier”, n. 25, marzo 2002). Citiamo, infine, un saliente giudizio dello scrittore Giuseppe Pontiggia: “c’è nitore e luce nelle poesie di Mandoliti: e questa levità dà respiro anche alle parti gnomiche e speculative. È uno degli aspetti che più mi hanno attratto” (biglietto privato, 28/3/2002).

Luigi Mandoliti, II
Una breve recensione a “Punto di fuga”, la silloge poetica di Luigi Mandoliti, è apparsa su “Teatro rendano” (n.50, marzo 2002), rivista mensile di Cosenza, a firma di Antonio D’Elia. Il giornalista mette in risalto la “garbata e professionale” introduzione al libro, scritta dalla poetessa Mariella Bettarini; la struttura doppia della silloge; il poetare di Mandoliti che “si legge senza alcuna interruzione”. Poesia che si muove in “un lessico lineare, ma affatto semplice, anzi semanticamente difficile” e dove si avverte “la conoscenza della poesia antica”. D’Elia è attento al rapporto tra versi, tono e Voce autoriale, e resta affascinato dallo “slancio vivace, emozionale” della scrittura di Mandoliti: “gli ingressi dei periodi, i sottili intermezzi, il sincero canto della materia trattata”. Tanto che conclude il pezzo affermando che è la stessa “impostazione rigorosa” scelta per le parole a dare la sensazione di come il poeta si relazioni con se stesso e con le cose.

Luigi Mandoliti, III
Un’altra segnalazione al lavoro di Luigi Mandoliti è apparsa su “Il Quotidiano” di Cosenza (27 aprile 2002) a firma di Carlo Cipparone. Emblematico il titolo dell’articolo: “Quando i versi seguono i moti del core”, riferimento di ascendenza leopardiana che iscrive la poesia di Mandoliti nella tradizione classica della nostra storia letteraria. Anche Cipparone insiste sulla prefazione della Bettarini e sulla doppia struttura della silloge; le due sezioni del libro, però, sono complementari perché rendono appieno “il senso di una maturità giunta quasi alla sua piena compiutezza e arricchita di nuove esperienze di vita”. Tutto questo avviene grazie a una lingua delicata e lieve, una ritmica semplice ma sorvegliata, che poi è la cifra della sensibilità umana ed estetica dell’autore. Le pagine di Mandoliti colgono l’alienazione dell’uomo contemporaneo, i suoi tentativi di fuga, la nostalgia per il tempo che passa e per i sentimenti che vanno deteriorandosi. Dice Cipparone che leggendo i versi di Mandoliti viene in mente “certo Betocchi e certo Fallacara” ma anche, e qui il paragone si lega di nuovo al passato, la coscienza agostiniana che si strugge, in termini di rimpianto, angoscia e consolazione.

Luigi Mandoliti, IV
Si parla di “Punto di Fuga”, la silloge di Luigi Mandoliti, sul quotidiano cosentino “il Domani” (18 giugno 2002). Nella recensione di Antonio Furia ampio spazio viene dedicato alla biografia del poeta, con riferimenti ai suoi lavori precedenti (“Il libro e la strada”, Quartiere due 1999) e alle sue partecipazioni a cenacoli come “La stanza del poeta” e i “Quaderni del poeta”. L’analisi di Furia è soprattutto linguistica: i versi di Mandoliti sono un riuscito incrocio di metrica classica e ispirazione moderna, poesia del “non detto” che si alimenta di frequenti sospensioni, come i versi vuoti che “allineano una fine di rigo con l’inizio di quello seguente”. Poesia dell’anima, dunque, dalla struttura sonettistica confermata dall’uso dell’endecasillabo; dai toni che ricordano lo Stilnovo; da una poetica oggettuale. Scrive Furia: “Un mondo chiassoso” quello di Mandoliti, “fatto di treni, discoteche, film hollywoodiani e internet, carta, polvere e fango. Un ritmo frenetico in cui c’è spazio per una realtà altra, pensosa e riflessiva, cerebrale”. Come l’immagine di una donna che, dal balcone, “proietta la sua immagine di madre come una vergine col bimbo in braccio”. Il balcone, ecco il punto di fuga del poeta, da cui osservare la realtà esterna.

Luigi Mandoliti, V

Una delle poesie di “Punto di fuga”, “Diramato fiore”, è stata pubblicata su “Poesia” (n.163, luglio 2002). Nella nota scritta come introduzione da Roberto Carifi si mette in evidenza “l’autenticità e l’impegno” della poesia di Mandoliti.

Fabio Marcotto
“Vino dentro”, il romanzo di Fabio Marcotto, si è ritagliato una serie di pareri favorevoli su diversi giornali italiani. Forse perché l’autore è stato capace di insinuarsi in una nicchia ancora libera del mercato letterario. Quella di tutti gli appassionati enofili di casa nostra, che nel suo libro hanno ritrovato un mondo, un’umanità e una scrittura a dimensione di bottiglia. Vino e parole, vino e corpo, sesso e vino; quella di Marcotto è un’avventura picaresca tra mille citazioni enciplopediche, da Fellini a Bogart, su uno degli archetipi della nostra cultura. Carlo Martinelli, che ha dedicato al libro dello scrittore trentino una critica approfondita e coinvolgente, ha trovato un altro padre nobile per la storia di Mariano Cuttin. Si tratta di Guy Debord, il teorico della società dello spettacolo, che proprio al vino ha dedicato pagine di lancinante bellezza, legandolo alla giovinezza perduta del sessantotto (l’articolo di Martinelli è apparso sul quotidiano Alto Adige il 16 febbraio 2000).

Fabio Marcotto, II
Vivamente sconsigliato agli astemi”. Questo l’ironico suggerimento di Gianni Mura per i lettori di “Vino dentro”. In una recensione apparsa sulle pagine de Il Venerdì di Repubblica (31 marzo 2000), Mura definisce il libro di Marcotto “curioso e insolito”. Non una semplice guida e nemmeno un trattato o una raccolta di ricette, ma un vero e proprio racconto sul vino. Sintetico il riassunto della trama: Mariano Cuttin, un impiegato di banca trentino, diventa una delle massime autorità internazionali in fatto di vino, prima di subire una strana metamorfosi. Il giornalista, però, non aggiunge altro, “per non sciupare la sorpresa”, dice.

Fabio Marcotto, III 
Anche Avvenimenti (26 marzo 2000), ha dedicato ampio spazio al romanzo di Fabio Marcotto, elogiandone “la densa e ossessiva surrealtà”, “la mistica ricerca di un rapporto sciamanico col vino”, l’eleganza della scrittura e la versatilità della lingua. Per Silverio Novelli (acuto come di consueto) questo libro va giù tutto d’un fiato, appunto come un bicchiere di vino.

Fabio Marcotto, IV
Ancora un gran parlare di “Vino dentro”, il fortunato romanzo di Fabio Marcotto. In un’intervista apparsa su “Alto Adige” del 16 settembre 2000, il giornalista Fabio Zamboni svela il progetto di Massimo Cataruzza e Antonio Caldonazzi: portare in scena il testo dell’autore bolzanino. Dopo aver definito “Vino dentro” un bestseller regionale, Zamboni ricostruisce la scoperta del libro di Marcotto, rinvenuto per caso da Cattaruzza nella libreria Mardi Gras di Bolzano. Inebriato, è proprio il caso di dirlo, dalla storia che ha letto, l’attore decide subito di trasferirla in teatro. Insieme ad Antonio Caldonazzi, regista, si mettono a tavolino e cominciano a lavorare sul testo, stabilendo, allo stesso tempo, una fitta corrispondenza via internet con l’autore (Marcotto vive e insegna italiano a San Pietroburgo). Da qui nasce l’idea di un monologo sul vino.

Fabio Marcotto, V
Nella classifica dei libri “da non perdere” pubblicata dal quotidiano “Alto Adige” il 17 novembre 2000, “Vino dentro”, di Fabio Marcotto, si guadagna la settima posizione e una critica stringente: “Fulminante libello di inebriante forza. Indimenticabile Mariano Cuttin, bancario che diventa un wine-writer”.

Fabio Marcotto, VI
È sempre Fabio Zamboni, su le pagine de “Alto Adige” del 10 gennaio 2001, a tenerci informati sull’allestimento dello spettacolo teatrale organizzato da Massimo Cattaruzza e Antonio Caldonazzi dal romanzo di Fabio Marcotto. L’autore, presente in conferenza stampa al teatro Carambolage a pochi giorni dalla messa in scena, commenta a caldo il giorno fatidico della prima: “Speriamo che sia un fiasco”. Una battuta che la dice lunga sull’ironia di Marcotto e sullo spirito giocoso con cui affronta l’iniziativa. Per Cattarruzza, invece, lavorare su “Vino dentro” è stata un’esperienza strana, come “entrare in un imbuto, restare rinchiusi nell’esplorazione del nuovo mondo e uscire all’improvviso, all’aperto, verso un orizzonte più ampio”. Alla presentazione anche Giorgio Grai, uno dei “guru” del vino a livello internazionale, che ha intrattenuto il pubblico raccontando la sua esperienza di vinificatore. Ed è stato proprio Grai ad aver prodotto quel sauvignon che nella fictiond di Marcotto a un certo punto folgora il personaggio di Cuttin.

Fabio Marcotto, VII
Daniela Mimmi firma la prima recensione dello spettacolo di Cattaruzza, l’attore che per primo ha “stappato” il bel libro di Fabio Marcotto, recitandolo tutto d’un fiato di fronte alla platea del teatro Carambolage di Bergamo (“Alto Adige”, 10 gennaio 2001). Un monologo di un’ora, ricchissimo di parole, “snocciolate a ritmi frenetici, o al contrario sussurrate in una sorta di preghiera…”. Un viaggio nel vino che diventa un’esperienza a tutto tondo della vita stessa, anche se alla fine dell’opera, del libro come dello spettacolo, il pubblico resta sconcertato dalla mancanza di risposte in cui ci ha lasciato l’autore. “Cosa avrà voluto dirci?”, si chiede la Mimmi alludendo al valore metaforico del testo di Marcotto, ma poi, riflettendoci meglio, comprende che il fascino di libri come questo, a finale aperto, è proprio quello di lasciare il lettore a interrogarsi senza risposte. Una curiosità. In “Vino dentro” si nota una precisa e insistente ricerca nell’ambito angusto, elitario e per certi versi prezioso del vino: “Ci ho messo tre mesi a scrivere il libro”, confessa Marcotto “ma molti di più a documentarmi sui vari vini, sulle annate, le cantine, le zone di produzione. È un mondo affascinante”. Parole sante. Il pubblico, chiosa la Mimmi, ha applaudito a lungo alla fine della rappresentazione.

Fabio Marcotto, VIII
Un’altra recensione allo spettacolo di Cattaruzza è apparsa su “Il Mattino” del 14 gennaio 2001, firmata da Eugen Galasso. Il discorso, in questo caso, si è spostato sul messaggio trasmesso dal libro di Marcotto. Un mondo senz’altro affascinante, quello del vino, ma anche pericoloso. Non si possono dimenticare, infatti, “la deriva, la perdita, il veleno della droga” di cui il vino, “è ora di dirlo”, fa parte a tutti gli effetti. All’elogio del vino, Galasso sembra preferire le trovate linguistiche di Marcotto, e dietro la storia di Cuttin intravede l’ombra del famigerato Charles Bukowsky e addirittura la malinconia, la rabbia e l’odio di Baudelaire contro il mondo. Un po’ troppo, forse, per un testo che nasceva ironico e parodizzante.

Fabio Marcotto (Bar Duce e altri racconti), I
Una dettagliata recensione a “Bar Duce”, la raccolta di racconti di Fabio Marcotto, è apparsa sul quotidiano “Alto Adige” a firma di Fabio Zamboni (31 ottobre 2001). Zamboni segue con attenzione l’attività letteraria dello scrittore bolzanino, fin dal suo esordio con il fortunato romanzo breve “Vino dentro” (giunto alla seconda edizione e che ha dato vita a un’applaudita riduzione teatrale). I racconti di “Bar Duce” ripropongono la vena ironica e grottesca di Marcotto, la sua capacità di trasformare in piccole narrazioni i fatti minimi e banali della realtà quotidiana. L’autore è definito: “un virtuoso dell’aggettivo, un pirata della punteggiatura, un maestro nell’arte del crescendo. Ha insomma un talento letterario oggettivo, che quando serve gli consente di abolire la punteggiatura sempre in modo funzionale al ritmo del racconto; di scegliere l’aggettivo più prezioso; di proporre a raffica brevi frasi una sull’altra con l’obiettivo - quasi sempre centrato - di portare l’azione fino all’esplosione finale”. Sulla stessa pagina del quotidiano è stato pubblicato anche “Sellaronda”, uno dei racconti inseriti nella raccolta.

Fabio Marcotto (Bar Duce e altri racconti), II
Una segnalazione sull’attività di Fabio Marcotto, insieme a un estratto di uno dei racconti contenuti in “Bar Duce”, è stata inserita nel catalogo “Settimana letteraria” (Literaturwoche). Il catalogo si intitola “Corpo e scrittura” (“Schrift und Korper”) ed è stato pubblicato da Carambolage d’intesa con la provincia autonoma di Bolzano (27 ottobre 2001).

Maurizio Melani
In una lunga intervista all’Aniene e (28 ottobre ‘99), Maurizio Melani, fisico dell’Alenia Spazio, esperto di telecomunicazioni via satellite, riflette su cosa l’ha spinto a scrivere “Un sirtaki in riva al mane”. Melani parla prima di tutto di un disagio, di un malessere che tormenta gli ex-ragazzi del sessantotto, che oggi sono cresciuti e si sono integrati, ma si sentono immersi in un mondo che ormai non riconoscono più, lontano anni luce da quello che avevano sognato. Una realtà cinica e violenta, figlia di un periodo storico fatto di grandi sconvolgimenti. Il suo discorso sulla sinistra italiana non tende tanto a esaltare i successi elettorali o il potere che quella generazione è stata in grado di conquistarsi, quanto ridare fiato alle capacità del soggetto di “aprirsi al mondo, rompere schemi e convenzioni”. L’autore elenca anche gli altri temi che fanno da sfondo al romanzo: la memoria individuale e collettiva, la contraddizione - che coincide con la necessità di guardarsi dentro - sperimentata dal protagonista, la rimozione operata da destra e sinistra sul nostro passato più recente. Ma quali sono state le caratteristiche che i giovani hanno apprezzato di più nel romanzo? Melani, senza  narcisismo, risponde: “lo stile semplice e veloce, l’umorismo, l’assenza di politichese”.

Maurizio Melani, II
Nel corso delle ultime settimane sono giunti in redazione diversi commenti al romanzo di Melani. Abbiamo selezionato i più significativi, fino a questo momento. Per Ernesto Bassignano, giornalista, scrittore, ex cantautore e pittore (52 anni), all’inizio il libro di Melani lascia un po’ spaesati. Ma poi aggiunge: mi sono inserito e mi è piaciuto molto: è vario, ricco di spunti, riflessioni e continue provocazioni. È anche molto divertente, un po’ come un fumetto: a me ha ricordato ‘Fritz il gatto’, anche per le sue avventure erotiche. Ecco cosa dice, invece, Paolo Pietrangeli, cantautore e regista televisivo: “È proprio un buon libro. L’ho trovato molto interessante: per me che sono così legato al ‘68, è stata una piacevole sorpresa trovare un libro che rievoca quel periodo in modo così efficace e divertente.” Dino Frisullo, scrittore e giornalista (40 anni), afferma: “Questo libro mi è proprio piaciuto! Si legge molto bene e velocemente. Mi sono riconosciuto nel protagonista, così disperatamente nevrotico. Il finale è molto bello, anche se io sono un po’ più pessimista dell’autore. Riccardo Giubilei, ingegnere (42 anni), collega dell’autore all’Alenia Spazio, considera il libro “un racconto molto filmico” anche se non ne condivide il tono grottesco e certa nostalgia acritica verso il sessantotto. Chiara Ingrao, interprete, ex parlamentare e dirigente politica e sindacale (50 anni), giudica il libro piacevole e ben scritto: “La storia funziona e tiene sempre. Un aspetto che invece non mi ha convinto è la ricerca continua, da parte dell’autore, di voler trasmettere dei ‘messaggi’ al lettore; questo nuoce alla possibilità di liberare la fantasia. Mi è piaciuto molto, invece, com’è trattato il tema dell’ambiguità di una realtà spesso inafferrabile e di una memoria che è spesso idealizzata e perciò finisce per falsare l’immagine che abbiamo del passato”. Per Walter Tocci, fisico, vice-sindaco di Roma (45 anni), lo stile del romanzo è molto scorrevole ed essenziale. “La descrizione che nel libro viene data della politica è impietosa, basta pensare all’incontro con il funzionario del partito, intento soltanto a curare i vantaggi in termini elettorali che possono derivare da questa o quella scelta. Però vedo in tutto il romanzo, e anche qui ritrovo l’autore come lo conoscevo, una mancanza di mediazione fra una visione della politica come affare e una visione troppo idealizzata. C’è bisogno di una mediazione. Nella vita quotidiana occorre misurarsi continuamente con la realtà e operare delle scelte”. Gaetana Cognetti, direttrice di biblioteca (55 anni) considera il libro avvincente, con il suo taglio giallo. Ma anche molto divertente, nonostante sia pieno di ideologia e di nostalgia per un periodo visto tutto in positivo e che invece “per me, che sono di destra, ha molti lati negativi. Comunque mi è piaciuto moltissimo: tanti romanzi moderni, anche famosi, spesso sono cerebrali, ricercati, faticosi, non è facile neppure arrivare alla fine. Invece questo si lascia leggere con piacere e avida curiosità. Bello il finale fantastico e positivo. Ad Alessandro Pera, tecnico e scrittore (42 anni), è piaciuto soprattutto: il finale, con la comparsa di Alba. Credevo si andasse verso un finale più ‘mesto’. Mi ha affascinato anche il personaggio di Alba, descritto a tutto tondo, mentre gli altri personaggi femminili sono tratteggiati soltanto dal punto di vista fisico. Il finale è fantastico anche se un po’ ottimistico: un augurio”.

Maurizio Melani, III
Il romanzo di Maurizio Melani è stato segnalato dalle pagine culturali de L’Unità (5 settembre ‘99), dal Giornale di Ostia (18 luglio ‘99), da Teleradio Ostia (19 luglio ‘99) e da Italia Radio (26 marzo 2000).

Maurizio Melani, IV
Numerose le presentazioni di “Un sirtaki in riva al mare”. Per lo più legate a una serie di iniziative culturali che si sono svolte durante tutto il ‘99: “Approdo alla lettura”, sul pontile di Ostia (luglio ‘99). “Festa de l’Unità romana” al Mattatoio (settembre ‘99). Associazione culturale “Spazio Tempo” a Roma (ottobre ‘99). Libreria Odradek di Roma (novembre ‘99). Convegno PRC “Memorie del ‘900” alla Provincia di Roma su Comunismo e memoria (febbraio 2000). Libreria “Giardino di Epicuro” sul lungomare di Tarquinia (agosto 2000).  

Maurizio Melani, V
“Un sirtaki in riva al mare” è stato segnalato sulla rivista “Arcobaleno. net” a partire dal 13 novembre 2000.

Maurizio Melani, I (L'astronave a pedali)
“L’astronave a pedali”, la nuova raccolta di racconti di Maurizio Melani, è stato presentato a “Invito alla lettura” nei giardini di Castel Sant’Angelo di Roma (luglio 2002). Relatrice Linda Figliozzi; tra i partecipanti Antonello De Fortuna – giornalista televisivo di INN Italia – e Walter Tocci, deputato ed ex vice sindaco di Roma. Nello stesso mese, il libro è stato presentato presso il Festival dell’Unità provinciale di Roma.

Savino Memeo
Un interessante articolo su “Il passaggio a livello”, romanzo d’esordio di Savino Memeo, è apparso su “Glocal” – mensile di attualità, cultura e tempo libero (2 novembre 2001). Insieme ad alcune indicazioni biografiche, il pezzo contiene un’intervista su temi che riguardano la scrittura, i modelli che hanno influenzato l’autore e le attese dopo la pubblicazione.

Francesca Montagner
Uno spazio appropriato, quello scelto da Francesca Montagner per la presentazione del suo romanzo, “Come d’autunno”. Si tratta dell’Associazione Carabinieri nella casermetta del baluardo di San Colombano. Il libro, infatti, è un giallo che avrà sicuramente interessato gli investigatori alle prese con una catena di omicidi che per lungo tempo ha sconvolto la Liguria. Molti tra i presenti si saranno ritrovati nella descrizione del capitano dei carabinieri, il protagonista della storia che dà la caccia al serial-killer. Un personaggio antiretorico, degno rappresentante della nuova generazione di polizieschi che mirano più a un approfondimento del contesto sociale in cui si svolge il delitto che non alla tradizionale soluzione del mistero. La recensione al libro della Montagner è apparsa su La Nazione del 10 marzo 2000.

Maria Antonietta Nardone
Due sintetici e positivi pareri sul nuovo libro di Maria Antonietta Nardone sono stati espressi da Marco Tullio Giordana, Giorgio Bárberi Squarotti e Claudio Magris. Ne riportiamo alcuni stralci:

“Ho subito cominciato a scorrere Il suo “Le allegre vacanze”, incuriosito dalla coincidenza di sensazioni e giudizi suscitati dagli spettacoli e dai film visti in questi anni (non su tutti; per esempio non concordo con la severità che riserva a “Così ridevano” di Gianni Amelio!). Solo più tardi mi sono accorto che tra gli altri lei aveva visto anche “I cento passi” e ne aveva scritto con simpatia e affetto per me molto lusinghieri. La ringrazio perciò del doppio dono: la recensione al mio film (così amica) e le tante recensioni su tutto quanto le ha fatto compagnia come attenta e appassionata spettatrice. Grazie di nuovo e buona fortuna per il suo bel libro”.
(Marco Tullio Giordana)

“La ringrazio molto vivamente del dono, con cui apro le mie letture del nuovo anno, nel modo migliore. Soprattutto piacevoli e utili per me sono le Sue interpretazioni sempre persuasive e acute (e argute) di cinema e teatro. [...]”.
(Giorgio Bárberi Squarotti)

“Sto leggendo con molto interesse il volume di Maria Antonietta Nardone”
(Claudio Magris)

Marco Palladino, I
Una breve ma interessante recensione a “Storia di un viaggio in Cina”, il romanzo-reportage di Marco Palladino, è apparsa sulla rivista “Modus Vivendi” (febbraio 2003): “Marco Palladino ha trascorso abbastanza tempo in Cina da riuscire a sorpassare quella inevitabile barriera che separa la mentalità occidentale da quella cinese e riuscire a penetrare la vita e i sentimenti di un popolo e una terra incredibilmente lontani da noi ma pure di tanto grande fascino. Scrivendone in un modo capace di stimolare una nuova percezione di noi stessi in rapporto ad una realtà solo apparentemente lontana”

Marco Palladino, II
Una positiva recensione a “La terra sospesa”, il romanzo di esordio di Marco Palladino, è apparsa sul “Corriere adriatico” del 17 aprile 2003, in occasione della presentazione del libro, tenuta dall’autore presso la Bagus viaggi Cina. Riportiamo integralmente il testo: “Esiste un nuovo spazio d'incontro all'interno della Bagus Viaggi, tutto dedicato ai cittadini ed alla cultura libraria e di viaggio. Il primo appuntamento con Marco Palladino e il suo romanzo, ‘La terra sospesa’. Il giovane autore romano trentenne di origini napoletane, laureato in Lettere classiche, ha raccontato il suo viaggio in Cina e la sua esperienza editoriale. ‘La parola viaggio raccoglie tante cose: la conoscenza di luoghi
diversi e lontani, ma anche di luoghi esistenziali. Il viaggio fisico e quello interiore vanno fatti dialogare. È stato proprio il viaggio come fuga che ha mosso la mia scrittura’. Palladino ha attuato la prima stesura del libro durante il suo soggiorno di un anno nel nord della Cina, a quasi 1000 km da Pechino, dove era maestro in un campo edile italiano. Una delle regioni più arretrate della Cina ma paradossalmente anche la culla della cultura cinese. Lucio, il protagonista della vicenda, ha una storia che è quella dell'autore e quella di molte altre esperienze. ‘Non credo nel reportage né
nell'oggettività. Sono partito con gli occhi del bambino e mi sono trovato in forte e inaspettata sintonia con la cultura cinese. Non ho voluto raccontare la Cina com'è, ma solo la Cina che ha dialogato con me. Ogni narrazione si combina con la memoria. Ho cercato di sprofondare nel luogo della solitudine, la Cina. Il continente dei deserti, delle pianure
sterminate, nonostante il nostro immaginario sia assai differente’. La cultura cinese, molto legata ai luoghi, al silenzio, alla solitudine, alla filosofia Tao e Buddista, ha quasi costretto Palladino a scrivere in loco, ‘per sopravvivere, per non subire una morte interiore’. La lettura di brani del romanzo, affidata alla voce espressiva di Leonardo Marcheselli, è stata accompagnata dalle immagini proiettate di Danilo Albonetti, ‘Questa terra sospesa ha aperto in me una breccia’: così termina un'affascinante visione di una Cina ricchissima di tradizione e di innovazione, in cui Lucio, il protagonista, compie il suo viaggio iniziatico per scoprire sé stesso”. 

Marco Palladino, III
La bottega di Confucio. Alle radici storiche del rapporto tra l'uomo cinese e il suo ambiente. Un reportage di Marco Palladino apparso su Modus Vivendi di Aprile 2003: 

http://digilander.libero.it/ilviatico/cina/modus.htm
 

Cesare Pasqua
"Il terzo escluso", il secondo romanzo di Cesare Pasqua, è stato presentato presso il centro culturale "Lettere Caffè", in Via San Francesco a Ripa n.100, a Roma, il 22 ottobre scorso. Relatore dell'iniziativa è stato Paolo Sommaruga, giornalista del TG1.

Salvo Pettinato
“Lady Jane” è stato recensito su “Vita” (1 marzo 2002, n.34). Nell’articolo si può leggere che il romanzo: “sorprende per la capacità di descrivere le piccolezze umane, le distanze tra l’anima e lo scorrere della vita quotidiana. Salvo Pettinato, tributarista, debutta in letteratura con una grande narrazione che getta uno sguardo disincantato su di sé e su un’intera generazione. Coinvolgente”.

Salvatore Pettinato, II
“Io”, una breve composizione in prosa poetica di Salvatore Pettinato, è stata pubblicata sul sito “Liberodiscrivere.it” (2 febbraio 2003). Ne riportiamo un estratto, che è anche un simbolico esempio della produzione letteraria dell’autore. Sempre in bilico tra riflessione intima e analisi sociale: “Ma io sempre, soprattutto, registro, e non capisco davvero. MI sembra di non fare altro, nella realtà più assoluta, anche se nel frattempo so di fare fisicamente dell’altro. Contemplo il tempo, mi sembra, ma senza ansia. Senza timore ma senza neanche fiducia. Aspetto, allora, forse, e certamente registro….. credo che tutto ciò avvenga contemporaneamente senza distinzione. Esisto, lo sento, e niente è comparabile, niente è davvero omogeneo con questa percezione.
Ho letto che è la vita il fulcro d’ogni cosa, ma non lo so se è vero, perché gli altri dicono che la vita sono i viaggi, gli abbandoni, le gioie, le cose, il possesso, il successo, i passi avanti, le consistenze disponibili. Io credo invece che anche un coma, o un incidente stradale siano vita, come un tradimento brutale di una persona amata, un furto con scasso o peggio. Io comunque non disprezzo niente, perché rispetto gli altri, le loro mire e i loro disegni, anche quando non li capisco, magari perché sono occupato a registrare. Lo sento di essere occupato nel profondo, non so farne a meno, e non mi sento in colpa se lo faccio mentre dico di comprendere, di capire, di condividere. Non capisco neanche Dio, alla fine, e non so neanche se sto aspettando anche lui in verità. Forse lo sa lui, ma con me non parla, non mi dice niente. Ne ha pieno diritto, perché concentrato come sono sulle mie cose, è ovvio che non vengo fuori e nessuno, neanche lui è raggiunto dal mio pulsare. Nel dubbio, che comunque non ho, e che menziono ora solo per artificio dialettico, continuo a registrare”.

Barbara Piccinini, I
Un libro nato per ammazzare il tempo che poi ha coinvolto così tanto l’autrice da spingerla a scriverne un altro. Così Chiara Tajoli riassume, in un articolo apparso su “L’Arena” di Verona (15 luglio 2002) l’esperienza di Barbara Piccinini alle prese col suo romanzo d’esordio – “Percorso obbligato”. La recensione mette in risalto la trama della storia, “ricca di colpi di scena e di situazioni divertenti che mantengono viva la tensione fino all’ultima pagina”, ma pure il linguaggio dell’autrice: “diretto, colloquiale e non sempre pulito”. Queste storie di maschi, trentenni dalla vita sentimentale allo sbando, sono il sale della scrittura della Piccinini, che a una domanda dell’intervistatrice risponde: “mi piace parlare di uomini. Mi sento più vicina alla mentalità maschile (…), mi piace anche mettermi nei loro panni, pensare a come vedono le donne, passare dall’altra parte”. Non manca un riferimento alla scrittura diaristica, alla base della formazione letteraria dell’autrice.

Oreste Pinardi
Dopo aver esordito con “Era amore”, pubblicato dalla nostra casa editrice, Oreste Pinardi presenta il suo secondo romanzo, “Vera e le altre” per i tipi della 1st Books Library. Si tratta di una libreria online da cui è possibile scaricare sul proprio computer un gran numero di titoli, classici o inediti. Così, scaricare il romanzo di Pinardi costa cinque dollari, dieci, invece, se si sceglie di comprare il libro “stampato”. “Vera e le altre” è un romanzo sulla memoria che non cede alla nostalgia. Sullo sfondo dell’atmosfera postbellica degli anni ‘50, Vigo, un giovane studente liceale, brucia la propria passione intorno a Vera, una donna, professionalmente emancipata e di qualche anno più matura di lui, traendola da anni oscuri di introversione. La differenza di età e di stato sociale li induce a separarsi per una tregua meditativa su come consolidare il loro futuro. Nel frattempo, il caso spinge il giovane protagonista tra le braccia ardenti di altre donne. La decisione di soffermarsi stabilmente su una di queste, rischia di essere intempestiva e forse irrecuperabile. Pinardi ha completato un nuovo romanzo, “A Natale verrò” (attualmente in fase di rilettura), mentre sta lavorando a una nuova storia, ancora senza titolo, ambientata a cavallo fra l’ottocento e il novecento. Da non trascurare, infine, la passione per la storia e l’architettura dell’autore di Ardea. Un suo saggio - “Dalle mura di Roma ai confini della campagna” - illustra monumenti, luoghi e aneddoti della Roma immediatamente “fuori porta”. Il libro è in lettura presso alcune importanti case editrici della capitale. 

Oreste Pinardi, II
Il 30 novembre 2000 è stato pubblicato “Itinerari romani. Dalle Mura dell’Urbe ai confini della Campagna Romana”, di Oreste Pinardi. L’autore ha dedicato a quest’opera gli ultimi anni del suo lavoro, ricercando e fotografando i reperti arcaici, romani e medievali lungo il territorio della campagna romana. Ne ha studiato le origini e le trasformazioni storiche. Il volume si può leggere anche su Internet, all’indirizzo www.1stbooks.com digitando Author: ORESTE PINARDI, Title: ITINERARI ROMANI.

Rosella Rustici
Rossella Rustici ha ottenuto in febbraio la menzione d’onore del premio “Primavera Strianese 2000”, per il suo libro “Roma 1973”.  

Rosella Rustici, II
In Marzo è arrivato un altro riconoscimento: il secondo posto al Premio di Poesia e Narrativa “Viareggio Carnevale”.  

Rosella Rustici, III
“Roma 1973”, il romanzo di Rosella Rustici, ha ottenuto il premio “Finalisti narrativa” dalla giuria “Città di Fuccecchio” (25 novembre 2000).

Anna Paola Sanna
“Corazón vagabundo”, il romanzo di Anna Paola Sanna scritto durante i suoi viaggi in America centrale e meridionale, è stato recensito su “Controcorrente” di settembre 2000. Si insiste sulla tecnica del reportage utilizzato dalla Sanna: “il taccuino” come mezzo fondamentale per registrare fatti, usi e costumi di un determinato paese. La recensione segue i percorsi dell’autrice tra i resti della civiltà Maya, gli indios del Perù, fino alle montagne del Macchu Picchu. La Sanna riesce a comprendere l’essenza di un popolo, a coglierne la filosofia di vita, a condividerne la mentalità. Come quando incontra un pittore nordamericano che disegna i particolari architettonici di storie dimenticate, o visita la casa di Marco Chevarria, impegnato nei programmi di alfabetizzazione e sanità a favore degli indios. Nomade tra i nomadi.    

Giovanna Steneri
Una positiva recensione al romanzo di Giovanna Steneri, “Anni dimenticati”, è apparsa su Il Giornale di Genova (11 giugno 2000). L’articolo mette in evidenza gli aspetti autobiografici del libro e ne riassume in breve la trama (il viaggio di una studentessa italiana nella “giovane Europa” alla fine degli anni ‘50). La tesi è che il libro non vada iscritto per forza in un genere particolare, come può essere, per esempio, il romanzo epistolare, ma appartenga a un discorso letterario più ampio, che comprende le sensibilità e le emozioni della protagonista. Da qui la definizione di “diario di un’anima”.

Giovanna Steneri, II
Anche La Repubblica (4 luglio 2000) si è occupata del libro di Giovanna Steneri. L’attenzione del recensore è rivolta, in questo caso, agli “elementi d’interesse storico” contenuti nel romanzo (i fatti d’Ungheria, la guerra di Algeria, la crisi di Suez, l’immigrazione italiana in Lorena). Altro elemento messo in evidenza è il cosmopolitismo che si andava rafforzando tra i giovani dei diversi paesi europei, nonostante le barriere e “le cortine di ferro” venute su nel dopoguerra.

Annamaria Trevale, I
Una breve ma significativa recensione a proposito di “A quattro mani”, il romanzo di Annamaria Trevale, è apparsa sulle pagine di “Libero” (7 marzo 2002). Nella scheda viene rapidamente brevemente la trama del libro, “l’annusarsi” cibernetico dei due protagonisti, ma l’attenzione si concentra soprattutto sul genere scelto: il romanzo epistolare, che molti si erano affrettati a dare per spacciato e che invece, a quanto sembra, gode di ottima salute. Il libro è stato presentato alla libreria Einaudi di Milano l’8 marzo 2002.

Annamaria Trevale, II
Una breve recensione al romanzo di Annamaria Trevale è apparsa sulle pagine della rivista  “Il Foglio letterario” (n.18 agosto 2002, www.ilfoglioletterario.it), all’interno della rubrica “I libri che vi consigliamo” (p.49): “Un amore epistolare sviluppato tramite le nuove tecnologie. Questo libro raccoglie le e-mail (vere o verosimili?) che due ‘persone qualunque’, che si sono conosciute tramite un server di annunci, si scambiano. Scocca un amore, platonico, che non ha possibilità di sbocchi per la grande distanza che separa i due. Un romanzo che fa riflettere soprattutto sulla solitudine dell’uomo moderno, costretto a comunicare con questi mezzi, pur di non languire in se stesso”.

 

Autori fuori corso
Non si può negare che la maggior parte delle opere rifiutate dagli editori subiscono questa sorte perché scadenti. Ma non è il solo motivo.
A volte, un manoscritto non viene preso in considerazione perché non è intonato con lo spirito che anima una collana editoriale. Perché non ha un’intima coerenza anche se è ben scritto nelle singole parti. O magari perché tali e tante sono le incertezze espressive da pregiudicarne la leggibilità. Andrea Oppure Editore, più semplicemente, perché un editore ha già completato il proprio catalogo per un determinato anno.
C’è anche il caso malaugurato che ti fa sfuggire un talento da sotto il naso. È capitato persino al celebre editore francese Gallimard con il Viaggio al termine della notte di Céline, agli editori americani con Lolita.
Ecco, perciò, una lista parziale degli autori che ci hanno contattato nell’ultimo anno, con le rispettive descrizioni dei materiali che ci hanno sottoposto e qualche indicazione biografica. Una lista che non vuol esser certo un Indice, ma una sorta di registro di presenze. Che non esclude – e anzi auspica – un nuovo incontro alla luce di più mature produzioni. Abbiamo cercato di definire anche tecnicamente il materiale che ci è stato sottoposto. Questo nell’interesse degli autori. Per proteggerli, in qualche maniera, da pericoli di plagio. Avendo, essi, presentato i loro manoscritti a diverse case editrici. Non vogliamo sostituirci alla Siae, ci mancherebbe, ma solo partecipare a una necessaria, quanto legittima, tutela di scrittori degni della propria immaginazione.
Insomma, se – ad esempio - l’autore Mario Rossi ha scritto la silloge “Radici e derive”, ebbene quell’antologia, quel titolo li attribuiamo solo a Mario Rossi. A meno che Rossi non sia un abile “ricopiatore”. Ma è un’eventualità un po’ remota per quella che è la nostra esperienza.

Alunni della scuola elem. Statale “G.Mameli” di Capannori-Lammari
Raccolta di poesie “Prime rime” composta dagli alunni delle classi IV A e B (maggio 1999).

Cristina Bagni
27 anni, vive a Castelfiorentino (FI), laureanda in Giurisprudenza. Prose: “L’eco delle sirene” e altri (maggio 1999).

Lorenzo Bilancetti
26 anni, vive a Verona ed è laureando in Giurisprudenza. Prose: “Ol’ man river”, “Gennaio 1942”, “Cassiopea e la consapevolezza”, “Una morte da stupidi”, “Louie, Louie”, “Hai visto l’alba, stamattina?”, “Penelope”, “Newton ed il Bronx”, “Quickfeet Jackson”, “Il libro” (maggio 1999).

Enea Bologna
22 anni, vive a Corteolona (PV). Raccolta di una trentina di poesie (aprile 1999).

Enrico Boncristiani
21 anni, vive a Rosignano Solvay (LI). Prose: “Esso vive nel muro” e “Il gabbiano”. Piccola raccolta di poesie “Il replicante la bambola e il suonatore di violino” (maggio 1999).

Daniele Bonfanti
20 anni, vive a Lecco ed è studente. Prose: “L’eterno sogno” (maggio 1999).

Francesco Buontempo
Vive a Torre Annunziata (NA). Prose: “Pane e mortadella” (aprile 1999).

Alberto Bettanin
22 anni, frequenta la facoltà di Scienze Naturali a Padova. Poesie: “Dinamica”, “Il leopardo nero”, “Le nuvole”, “Enrico Segala”, “Cielo d’Irlanda”, “Elisa”, “Identità”, “Valanga”, “Voce”, “Incontri camminando”, “Tashuka Witko” “Il manichino”, “Accadrà”, “Parole”, “Silenzio! Grazie” e “Ah! Ah!” (febbraio ‘98/maggio ‘99).

Silvio Boldoni
46 anni, vive a Treviglio (BG). Raccolta di prose dal titolo “Storiette” (luglio ‘99).

Ellen Frances Boniveri Smith
Romanzo dal titolo “Percheno’” (luglio ‘99).

Bredan
Vive a Civitanova Marche. Libro dal titolo “Come il soffio di un vento lontano” (luglio ‘99).

Vittorio Calascibetta
Vive a Marano Marchesato (CS). Romanzo dal titolo “Blackout universale” (maggio ‘99).

Donal Cantonetti
33 anni, vive a Roma ed è laureata in Lettere-Discipline dello Spettacolo. Romanzo dal titolo “L’amore domato” (giugno ‘99).

Jari Casagrande
26 anni, bolognese. Prosa: “Opera senza nome n.1 (elogio alla caduta)” (giugno ‘99).

Anna Cattaneo
44 anni, vive a Bergamo. Laureata in Psicologia. Raccolta di poesie dal titolo “Conchiglie” (maggio ‘99).

Sonia Ciampoli
23 anni, vive e studia a Roma. Prosa: “Luci al neon in una camera d’albergo” (giugno ‘99).

Alberta Crescenzi
Nata a Napoli 33 anni fa, vive a Roma. Prose: “Toccata e fuga”, “Il muro”, “D.”, “31 dicembre”, “Un’altra vita”, “Traccia del passato”, “Sudamerica”, “14 giugno 1994”, “Un pomeriggio alla feria”, “Una Domenica di ottobre”, “Nuvole di marzo”, “Boston”, “Arlington”, “Beautiful”, “Funeral blues”, “Salvate il soldato Ryan” (maggio ‘99).

Antonio Capodanno
35 anni, vive a Foligno (PG). Prose: “Nome … cognome … e indirizzo” (maggio 1999).

Manuela Cecconi
23 anni, vive a Tirrenia (PI). Prose: “Le ali di Dedalo” (maggio 1999).

Antonella Cherubini
27 anni, vive a Vittorito (AQ), laureata in Lingue e Letterature Straniere. Prose: “Una vita spezzata” (maggio 1999).

Augusta Ciocca
32 anni, vive a L’Aquila. Prose: “Ritrovarsi ancora” (maggio 1999).

Paolo A. Conti
Vive a Peja (BG) e ha 40 anni. Raccolta di scritti e poesie: “Ombra & Acquario ardente” (maggio 1999).

Michela Cosmi
31 anni, vive a Massa. Raccolta di 13 scritti (1996-1997).

Gabriella De Rubeis
45 anni, vive a L’Aquila. Prose: “Ricordi” e “Latte e caffè” (maggio 1999).

Gabriele Di Giacinto
40 anni, vive a Monza. Raccolta di poesie e brevi scritti senza titolo (giugno ‘99).

Leonardo Di Maggio
43 anni, vive a Uggiano Montefusco (TA). Raccolta di 30 poesie (1997-giugno ‘99).

V. Maria Evangelista
40 anni, vive ad Avezzano (AQ) ed è insegnante, laureata in Filosofia e Pedagogia. Raccolta di poesie (maggio 1999).

Gennaro Francesco Evangelista
Vive ad Isernia e ha 37 anni. Prose: “Il mio libro” e “Il mio amico anziano” (giugno ‘99).

Leo Antonio Evangelista
Vive a Termoli (CB) e ha 47 anni. Prose: “Progetti d’allegria” (1998).

Massimo Famularo
Vive a Sarno (SA). Prose: “In treno”, “Il sogno di Mike”, “Il cardinale”, “Adam” e “Il ragno” (maggio ‘99).

Mario Fioriti
Vive a Gualdo Tadino (PG). Prosa: “Eremi sperduti” (luglio ‘99).

Vanna Flore
Vive a Cagliari . Raccolta di 27 poesie (giugno ‘99).

Rossella Floro-Flores
Savonese, abita a Ravenna e fa l’educatrice presso una cooperativa sociale. Poesie: “De/strutturazioni”, “Da un treno”, “Come”, “Notte”, “S/colori”, “Domenica”, “Liquidi”, “Di/vago”, “Effe”, “Poi” e “Ricordi”. Prose: “Sheila”, “La briscola”, “Canzone d’amore” e “La famiglia Pubblicità” (maggio ‘99).

Chiara Favaretto
26 anni, vive a Mestre (VE), laureanda in Giurisprudenza. Raccolta di poesie “Mosè” (1994-1999).

Nicola Firinu
24 anni, vive a Paulilatino (OR) e frequenta la facoltà di Scienze Politiche. Poesie: “La sindone”, “Sento”, “Cerco”, “Un sogno”, “Piove”, “Sognando lei”, “Rammento” (maggio 1999).

Andrea Folloni
27 anni, vive a Vignola (MO). Raccolta di poesie: “Le mie poesie” (aprile 1999).

Francesca Giraldi
Vive a Cagliari ed è laureata in Filosofia. Prose: “Inattesi riconoscimenti” (giugno ‘99).

Massimiliano Griner
Vive a Milano. Prose: “Cavalcavia”, “La baby-sitter”, “Le ragazze dai capelli rossi”, “Riarmando l’ARM.I.R”, “31 giugno”, “L’ingegnere”, “02/7597432” e “Istruzioni per fare sesso in Giappone” (giugno ‘99).

Rosalba Gabrieli
52 anni, vive a Milano. Prose: “Ory, amore mi” e “Riflessioni – emozioni – ricordi” (maggio 1999). 12 poesie (1997-1998).

Donatella Gattuso
38 anni, vive a Mori (TN). Prose: “Pensieri” e “Mica e il bosco verde” (maggio 1999).

Giovanni Greco
30 anni, vive a Roma ed è laureato in Lettere Classiche. Appassionato di teatro. Prose: “Come tre sedie vuote sulla luna” (aprile 1999).

Isabella Ingallinella
20 anni, vive a Ragusa ed è studentessa. Raccolta di poesie (maggio 1999).

Daniele Leggio
19 anni, vive e studia a Palermo. Raccolta di racconti intitolata “I racconti del plenilunio” (luglio ‘99).

Silvana Leombruno
52 anni, vive a Pratola Peligna (AQ). Prose: “Quando la realtà supera la fantasia”, “Volo astrale”, “Il mistero di nonna Mariuccia”, “Quando a pagare è solo la donna”, “Storia d’emigrazione”. Raccolta di diverse poesie (maggio 1999).

Valeria Lunardi
40 anni, vive a Vecchiano (PI). Prose: “Diario di un soldato reduce dalla campagna di Russia” e uno senza titolo (maggio 1999).

Cristina Mallegni
26 anni, vive a Lido di Camaiore (LU). Raccolta di poesie “Il morso e il bacio” (maggio 1999).

Paolo Marras
62 anni, pensionato, vive a Sant’Antioco (CA). Prose: “Il bracconiere”, “Bonanotte … chi … signor Boe”, “ “Dededdu” l’ultimo campanaro”, “Mariedda Ganciu”, “Emanuela Piria, noto “Ghiacciu” “, “La messa al villaggio “Polifemo” “ (maggio 1999).

Serena Marzari
21 anni, vive a Nosellari (TN). Piccola raccolta di poesie, di cui l’unica col titolo è  “Giò” (aprile 1999).

Maria Alice Maurina
18 anni, studentessa, vive a Mezzolombardo (TN). Raccolta di poesie (aprile 1999).

Tiziana Masucci
Vive ad Avellino ed è laureata in Lingue e Letterature Straniere. Prose: “La dama pensante” e “Legami pericolosi” (maggio ‘99).

Paolo May
Vive a Casamicciola (NA). Due volumetti coordinati: “Terra & Amore – manuale di ceramica” e “Amore & Terra – racconti fantastici” (maggio 1999).

Annalisa Merciai
39 anni, vive a Roma e lavora per il ministero degli Esteri nel campo della cooperazione internazionale. Raccolta di poesie senza titolo (maggio 1999).

Giuliano Nardelli
50 anni, vive a Naturno (BZ). Prose: scritto sulla storia dell’India, senza titolo (maggio 1999).

Maria Antonietta Nardone
Un autorevole giudizio su “Strade di ghiaccio”, il nuovo romanzo di Maria Antonietta Nardone, è stato espresso da Giorgio Bárberi Squarotti: “Ho letto con viva emozione questo libro così ricco, complesso, difficile. È vero che, ormai, l’enorme fatica dello scrivere e del conoscere la vita possa sciogliersi soltanto per il tramite di un intervento esterno, autorevole, come è, appunto, l’analisi. Così la Nardone ha fatto in modo sapientissimo. Così la vicenda del personaggio si illumina fino alla verità e alla gioia. Il risultato è d’eccezionale valore, nella scrittura lucida e inquieta al tempo stesso”.

Fanio Noti
Vive a Cecina (LI). Prosa in due parti senza titolo (maggio 1999).

Antonio Olivastro
59 anni, vive a Termoli (CB) e insegna materie letterarie. Prose: “Dhe beste” (maggio 1999).

Maria Letizia Onida
51 anni, insegnante, vive a Sassari ed è laureata in materie letterarie. Raccolta di poesie (maggio 1999).

Irene Orlando
23 anni, vive a Bologna, dove frequenta la facoltà di Lettere e Filosofia. Raccolta di 35 poesie senza titolo (settembre ‘99).

Nicola Paone
Ha 37 anni e vive a Napoli. Raccolta di otto scritti dal titolo “In culo alla luna, in braccio alle stelle ...” (luglio ‘99).

Andrea Pasi
30 anni, vive a Filetto (RA). Raccolta di poesie intitolata “Buskers e marinai” (giugno ‘99).

Simone Pazzaglia
Vive a Genova. Prose: “Mars store” e “Storia di un menestrello” (settembre ‘99).

Antonio Pellicciotta
Vive a Numana (AN). Libro dal titolo “Il pensiero pensante dinamico” (luglio ‘99).

Seba Pezzani
Ha 36 anni e vive a Fidenza (PR). E’ laureato in ScienzePolitiche ed è musicista. Romanzo dal titolo “All’ombra del sole” (maggio ‘99).

Paola Piazzi
39 anni, vive a Bologna ed è architetto. Raccolta di poesie dal titolo “I lunghi respiri” (febbraio ‘90-maggio ‘99).

Salvatore Piccoli
48 anni, vive a Castagna (CZ). Tre libri: “Una fredda stagione di speranza”, “Voci dellimbrunire” e “Storia di terre Corazzo Castagna Carlopoli” (giugno ‘99).

Fabrizio Ponzo
Trentasettenne, vive e lavora a San Cesareo (Roma). Piccola raccolta di racconti, epigrammi e aforismi dal titolo “La coerenza del lepidottero” (maggio ‘99).

Pierpaolo Pacifici
26 anni, vive a Silvi (TE) ed è laureato in Lettere Classiche. Raccolta di 46 poesie dal titolo “Il paese delle certezze” (maggio 1999).

Federiga Pacini
28 anni, vive a Livorno. Raccolta di 12 poesie (aprile 1999).

Gianluca A. Palazzo
24 anni, vive a Roma, laureando in Lettere. Prose: “Esci fuori, respira e dissolviti” (maggio 1999).

Renato Parodi
30 anni, vive a Pisa. Raccolta di poesie (maggio 1999).

Andrea Piccart
Vive a Trento. Prose: insieme di racconti dal titolo “Un po’ pulp, ma soprattutto punk” (aprile 1999).

Marco Piccioni
25 anni, vive a Roma. Prose: “Caldo Pomeriggio estivo”, “Conoscimi”, “Voli in bisnes classes”, “Onde radio attive”, “La sapienza”, “Titolo” (maggio 1999).

Antonella Piscitelli
22 anni, vive a Livorno. Raccolta di poesie “Piccola poeta” (maggio 1999).

Alessandra Prospero
24 anni, vive a L’Aquila ed è laureanda in Giurisprudenza. Prose: “Shinie” (maggio 1999).

Serafino Querques
Avvocato, vive a Roma. Prose: “Rosinella e Padre Pio”, “Il cordone di Padre Pio”, “La Madonna e Padre Pio”, “Lo zucchetto”, “Le umiliazioni di Rosinella”, “La nipotina di Rosinella” (giugno ‘99).

Roberta Ravasio
Vive a Montefranco (TR). Scritto sulla sua storia (giugno ‘99).

Eulalia Mara Richards
Vive a Genova. Poesie: “L’uomo” e “La notte” (luglio ‘99).

Danilo Raffaelli
41 anni, vive a Stagno (LI). Prose: “L’interesse supremo” (maggio 1999).

Claudio Romano
Vive a Ortona (CH). Prose: “Il giovane e l’ubriacone”, “Il lupo e il cacciatore”, “La leggenda dell’arcobaleno”, “Lettera di Natale” (maggio 1999).

Roberto Rubino
34 anni, vive a Pescara, laureato in Filosofia, attualmente docente si Storia e Filosofia. Prose: “Un nodo del mondo” (maggio 1999).

Francesco Salerni
Vive a Roma. Prose: “All’ombra del faro” (maggio 1999).

Giorgio Sacchettoni
Vive ad Ancona. Libro dal titolo “Uno sguardo nudo dentro l’anima” (settembre ‘99).

Fulvio Salzano
Vive a Napoli ed è studente universitario (Lingue e Letterature Straniere). Ha 25 anni. Raccolta di 30 poesie composte tra il giugno ‘95 e l’aprile ‘99.

Santo Sammartino
Vive a Corchiano (VT). Romanzo dal titolo “Internetanasia d’autore” (maggio ‘99).

Vittorio Scaffa
28 anni, vive a Napoli ed è laureato in Giurisprudenza. Raccolta di 30 poesie (giugno ‘99).

Geraci Santi
Ha 21 anni ed è iscritto alla facoltà di Psicologia di Palermo. Poesie: “La mia nudità”, “In ogni luogo”, “L’arte”, “Polmone di Dio”, “L’oblio”, “Ogni parola”, “Bambola di cielo”, “Triste veliero”, “L’acero” e “Eden inviolato” (maggio ‘99).

Michele Schwager
Diciottenne, vive e studia a Castiglioni di Arcevia (AN). Raccolta di poesie dal titolo “La tempesta dell’infelicità umana” (giugno ‘99).

Roberto Simonetti
Ventiquattrenne, vive ad Ariccia (Roma). Raccolta di poesie dal titolo “Core” (maggio ‘99).

Elena Sorrentino
Ha 23 anni e studia a Napoli presso la acolt di Lettere e Filosofia. Raccolta di 22 poesie (maggio ‘99).

Lorenzo Spagnesi
Vive a Roma. Prose: “Fascio schiavo”, “Chiama ora A.A”, “Lui lei chi?” e “Umidità” (maggio ‘99).

Gianluca Stellacci
Trentaseienne, vive a Napoli ed è consulente legale per una biblioteca. Romanzo dal titolo “Tra...passato prossimo “Tristano”” (maggio ‘99).

Ilaria Sassi
27 anni, vive a San Giovanni Alla Vena (PI). 2 volumi di poesie (maggio 1999).

Aurelia Sprocati
35 anni, vive a Romanore di Borgoforte (MN). Raccolta di poesie: “Dentro me” (aprile 1999).

Maddalena Stinziani
Vive a Castel di Sangro (AQ). Raccolta di poesie “Nicole un nome un volto un amore” (maggio 1999).

Azzurra Tanzini
27 anni, vive ad Antignano (LI). Raccolta di scritti dal titolo “Diario di bordo” (maggio 1999).

Angela Tomaino
21 anni, vive a Bronzolo (BZ). Prose: “C’è un’enorme risorsa non utilizzata appieno per l’economia di un paese … le donne!” (aprile 1999).

Antonio Tomasone
Vive in Canada, a Toronto. Prose: “Cento frasi per risvegliare la mente…” (1997)

Novella Toloni
Vive a Lucca e studia Lettere e Filosofia a Pisa. Racconti per ragazzi: “Boccolo di rame e tre grammi e mezzo”, “Come una pesca”, “Il mondo che vuoi tu” (maggio ‘99).

Leonardo Pietro Trento
Vive a Santa Maria Nuova di Bertinoro (Forlì). Raccolta di 38 poesie (giugno ‘99).

Sara Valoti
23 anni, è laureanda in Lettere e Filosofia e vive ad Alzano Lombardo (BG). Prose: “Crisalidi” (maggio 1999).

Daniela Vanin
Vive a Trento. Prose: “Capodanno a Parigi”, “Senza ali”, “Cara Pietra, sorridi?”, “La bocca rossa”, “La boa”, “Lei ed io”, “I silenzi del mare”, “Dolceamaro”, “Neve bambina”, “Libidine”, “Anna” (aprile 1999).

Annarita Zepponi
32 anni, vive a Terni ed è laureata in Economia e Commercio. Raccolta di 30 poesie intitolata “Una luce nel buio” (agosto ‘99).

Guido Zoccoli
Vive a Bordighera (IM). Romanzo dal titolo “La lancia e il serpente” (giugno ‘99).