| INEDITI |
Questi
tre brevi racconti inediti sono tratti rispettivamente dalle sezioni:
“Istruzioni per il risveglio” e “Natura antropomorfa”, della
raccolta di racconti “Di Notte”.
Un giorno
La
giornata si annuncia monotona, non è successo niente di nuovo dal
solito: condanna al lavoro che fa sopravvivere, lavoro che non si ama.
L’amore? L’amore un ricordo, un presente incerto, una speranza
forse... La felicità in
un angolo del futuro? Meglio non domandarselo a metà giornata.
Sopravvivere con la sensazione che la vita sia altrove, immergersi
nelle solite cose.
È passato mezzodì, il resto del giorno si annuncia come ieri
l’altro, come ieri, come domani. Sto tornando a casa per mangiare,
non posso più andare a mensa né, per oggi, dal mio amico.
La buca delle lettere in una cassetta condivisa con altre
persone: c’è qualcosa; chissà se è per me? Provo a vedere, con
l’indifferenza che scaccia il desiderio di qualcosa, qualcosa
d’indefinito, perché so che qualcosa dovrebbe accadere; non so come
e quando, ma so che QUALCOSA DOVREBBE CERTAMENTE ACCADERE, forse non
oggi, forse domani...
Con indifferenza, la mia mano afferra la busta che sporge dalla
feritoia: il mio nome! Non guardo la calligrafia, né il mittente.
Immagino che qualcuno ha impugnato la penna, scritto su un foglio,
chiuso una busta, segnato il mio indirizzo, attaccato un francobollo,
pensando a me; la lettera ha viaggiato dentro un sacco, che a
destinazione, è stato aperto, è stata smistata tra tante,
incasellata da ripartitori postali e, finalmente, il postino l’ha
imbucata nella cassetta dell’androne del palazzo dove abito,
continuando il suo solito giro. Se non fossi tornata a casa per
pranzo, avrei ricevuto la lettera stasera... E’ il mio nome, non ci
sono dubbi! La apro, parla di me: dopo le prime righe sorrido...
Istruzioni per il risveglio
Siccome la vita non è un granché bella, bisogna cercare
d’ingraziarsela fin dal primo mattino.
S’inizia in dormiveglia facendo l’amore, lentamente, per aprire
gli occhi giusto alla fine. Poi, si deve adempiere ai religiosi
preparativi della prima colazione, silenziosamente, con devozione,
finché caldi profumi si spandono dalla cucina; quindi sedersi ed
iniziare il pasto. Solo verso la fine, dopo aver rotto brevemente il
silenzio con frasi del tipo: “Ancora orzo?”, “eccoti il miele”
o “il pane tostato…”, si commenterà con mugolii e schiocchi di
lingua. Allora, si potrà affrontare la calamità del lavoro e magari,
in una pausa, aprire il giornale.
Cambio di regime
Cercata
e scovata, siete penetrati più volte nella mia abitazione, mettendola
sottosopra, prendendomi con la forza. M’avete sequestrata poco fuori
l’uscita, costretta, condotta per monti, valli, pianure; facendo
perdere, ogni volta, qualcosa di me. Dove e quando avete voluto,
m’avete usata a piacimento: violentata lungo le strade, sotto i
ponti, i viadotti; contro i piloni, gli argini in cemento. Eppure,
sono quasi sempre piacevole, talvolta briosa, spumeggiante; dicono che
rinfresco il corpo e l’animo degli uomini che m’assaggiano. Spesso
succede con indifferenza, ingratitudine, quasi fosse un diritto che io
gli appartenga! Eppure, merito un po’ di riguardo, proprio perché
sono disponibile con tutti quelli che m’avvicinano: posso sporcarmi,
essere facilmente contaminata. Non sono inesauribile, per questo sono
preziosa, unica. Senza di me, parte del loro corpo, nessun uomo può
vivere, anche se, durante la sua esistenza, non ci pensa neanche una
volta... Forse, tutto questo succede perché sono modesta, fugace come
il guizzo d’un pesce; ma, sono stata sempre così. Pochi mi hanno
amato, ma io li ricordo tutti; ricordo gli aggettivi con cui mi hanno
vezzeggiato: dolce, chiara, casta, fresca... Qualche volta, mi faccio
sentire anch’io; faccio rumore e, se m’arrabbio, un fragore
immenso. Allora, gli uomini vengono a vedermi, addirittura, pagano per
osservare stupiti: chissà cosa ci trovano di tanto strano e
meraviglioso da scattare foto, ritrarmi nei quadri; sono sempre io,
mutevole ed uguale. Talvolta, sento il bisogno di uscire, rivedere
vecchi posti che periodicamente visitavo ed, allora, gli uomini
s’impauriscono, fuggono (se possono) e mi maledicono. Dopo, riprende
la solita tiritera con violenze continue; d’ogni tipo. I più
ignobili sono quelli con gli occhiali che stanno dietro i tecnigrafi:
gli ingegneri, i geometri; gonfi ed avidi di soldi. Poi, al loro
servizio, vengono i camionisti, i manovratori di ruspe: energumeni
volgari ed ignoranti. FANNO SCHIFO! Io sono molto più importante,
eppure, non mi faccio pagare.
Basta, sono stanca; da oggi ho deciso: CAMBIO REGIME! Precipito lieve
e silenziosa in cristalli di ghiaccio che imprigionano l’aria.
Ricopro tutto ciò che gli uomini hanno costruito usandomi: le città
(mischiandomi con il calcestruzzo), le strade (che mi deviano ed
ingabbiano), le auto (che si servono di me per raffreddare i motori),
le industrie (che mi sfruttano per produrre). Smusso le asperità
delle loro costruzioni angolate e taglienti, le mostruosità della
loro ignoranza estetica, dei loro colori casuali; rendo tutto
omogeneo, silenzioso, ondulato e sensibile al soffio del vento. Ai
bambini, che sono gli unici ad amarmi, offro ghiaccioli dai tetti,
dalle cornici, li faccio giocare con il mio corpo e scivolare su di
me. Gli uomini bestemmiano, buttano sale per le strade, accendono
ansiosi la televisione per saperne qualcosa di più. Ma IO, OGGI, LI
HO COPERTI; HO IMMOBILIZZATO le loro sporche e rumorose macchine
riducendo, semplicemente, l’attrito (un vecchio trucco). LI HO
RIDOTTI ALL’IMPOTENZA. Poi, se voglio, espiro l’aria che ho dentro
e divento dura, di ghiaccio. Oggi, gli uomini sono costretti a
misurare i passi con attenzione ed equilibrio, come tutti i mammiferi,
a vestirsi con oculatezza (altrimenti infierisco di più), perché
sono animali senza piume o pelliccia; a perdere lo sguardo nel mio
immenso candore...
Questa situazione durerà per diverso tempo, mi sono alleata con la
temperatura: in queste lunghe notti d’inverno siamo diventate
amiche.
Burian - dicembre 1996

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