INEDITI

s’accende la mente di te,

sangue e calore,

d’energia divengo sorgente

e vibro senza sforzo.

 

torna,

appaga questi fantasmi spontanei,

insistenti

e ti aspetto avidamente dai sensi.

 

emergi dentro pallida figura

e mentre d’immagini mi nutro,

avverto zucchero nel sangue,

pace e dolcezza nel tempo.

 

la tua pelle è il balsamo che cancella la mia rabbia senza meta

e torno sazio e docile all’oblio.

 

rapito vengo spesso al centro delle interne scene,

a divenir protagonista di quanto la mente mi proietta,

mentre dimentico che la postazione mia più intima

è d’esser spettatore.

 

lo sguardo attratto dalla tua pelle,

senza toccarti avverto

e mi spogli con un sorriso.

 

al ritmo di quel che vado sentendo,

ci guardiamo,

il tuo viso rivela pienezza,

a sentire di più,

ancora di più,

non ti basta,

più veloce,

leggo nel tuo viso il racconto di quello che senti

e che ti aspetti in più,

mi calmo e mi addolcisco,

il mio piacere diviene più completo,

più mentale,

sto tenendo conto di te,

mi ritrovo nel gioco,

i movimenti pilotano espressioni del tuo viso

e senza parlare  mi racconti che aspetti

per sentire

e liberarti di quel bellissimo

che avverti dentro.

 

con uno sguardo,

scintilla d’emozione m’accendo di te,

poi mi ritrovo dentro aspetti di me sconosciuti e latenti.

 

quando ti stringo,

sento un’improvvisa stretta nella pancia,

s’accorcia il respiro e batte forte il cuore,

il sangue scorre pieno

e mentre nei piedi e nelle gambe avverto la forza,

dissolvono i pensieri di altrove,

pronto a vivere con te un viaggio d’intimità condivise.

 

ricordi botticelli noi, ragazzini,

mocciolo al naso e sangue alle ginocchia,

che facevamo a botte al prato fuori scuola?

eravamo così facili a dimenticare

che poco dopo tornavamo amici come prima

e non c’era odio né rancore

ma soltanto il piacere di vivere al momento i sentimenti,

se anche tu, come me,

al rievocar d’allora sei inondato dalla stessa dolcezza,

dimmi,

perché non possiamo tornare a quei primi anni,

quali false credenze scritte nella mente

ce lo impediscono oggi?

 

quando questi ricatti spontanei della mente

avvertirò come innocue barzellette

e le grigie, ineluttabili strade,

verdi prati in fioritura,

quando le gabbie immaginarie si smonteranno da dentro

ed il sapore aspro della paura

sarà naturale avvertimento all’attenzione,

quando l’onda calda del sentimento

tornerà a lambirmi libera e copiosa

e la rabbia covata in solitudine diverrà musica per tutti,

allora, forse,

mi sembrerà che era sempre stato ovvio

che quello che sono non mi ha mai tradito.

 

sei da qualche parte nell’aria,

nella musica,

nel passato inaspettato,

sei nei miei sogni sottili

e mi chiami da dentro,

liberamente mi carezzi nell’intimo,

presenza sfocata mi richiami a presenza,

sensazioni impalpabili senza le forme.

 

lampi,

per un momento nitide scene mi chiamano a sé,

passato remoto o futuro lontano non so,

poi mi ritrovo a piedi nel presente

ed il sapore agrodolce della nostalgia

a lungo permane nel buio delle idee.

 

lampi,

poi subito a terra

quando oscurate son le sorgenti

e non resta che la scia di un anelito senza risposte.

 

alla luce tenue delle stelle mi placo

e chiudo gli occhi sapendo

che per quanto profondo il buio che mi attende

e remoti gli spazi che mi avvinceranno,

loro sono sempre lì,

immensa culla l’universo.

 

non so che farmene di una mera esecuzione di copioni preordinati,

sarebbe una vita fredda e squallida.

 

una lucida serenità è la vera pensione che mi aspetto.

 

sento il rumore greve dei muscoli stanchi

che si vanno rilassando nel silenzio della sera

e la mente che rigurgita le scene di una giornata ricca e feconda,

è tempo di vegliare alla luce dei sogni.



 

sì,

tu lo vuoi quanto me,

te lo leggo negli occhi,

fino alla resa che non potremo nasconderci,

quando mi guarderai severamente

per rimproverarmi di quel che mi è successo.

 

è in un soffio d’armonia

che affido tutte le mie più segrete speranze,

e anche se volo soltanto per un momento

sento che può essere sempre.

 

al tuo aperto sorriso m’accendo e mi turbo,

lo sguardo appeso alle morbide labbra,

viso da bambina,

espressione da mignotta

e sogno di passione

per non dipendere più dal tuo dolce sorriso.

 

nel tuo sguardo in attesa m’appoggio e mi lascio scavare,

sconosciuta di passaggio che t’incontro in un momento qualunque di traffico urbano

e tra questi flussi d’acciaio mi ritrovo a volare,

vita nuova ed entusiasmo intatto risorge,

poi torno alla solita vita,

rinnovato nella mente e nel cuore.

 

rivoli di luce sulle mie palme avide

e in silenzio me,

infinito frammento d’infinito

che mi riconcilio all’universo.

 

avverto l’anelito profondo,

integro me direttamente esprimo al mondo,

pretendo di navigare il sentimento

e ad ogni scelta,

la poesia del ritorno.

 

flusso d’emozioni m’irrora le vene,

musica dentro,

anelito d’esprimere sfuggente poesia,

sospiri,

per digerire mondi inespressi.




scene che nascono dentro e subito dissolvono,

contenuti non correlati s’alternano per brevi momenti,

emozioni si sciolgono in rivoli di sentimento.

 

a volte durante un sospiro scorre un fiume di conoscenza.

 

che cos’è questa musica dentro che m’accende senza rendermi conoscenza.

 

perché non rivolgi dolcemente a me la tua attenzione,

non mi cerchi con la bocca molle e le chiare mani,

perché non plachi con la pelle

questo desiderio tiranno che mi plasma

e mi dispone ad aspettarti avidamente,

tu,

mio complemento,

che fai viaggiare i flussi dentro

e mi conduci al pieno appagamento.

 

la tua pelle chiara dai miei sogni nell’aria mi tocca leggera,

il tuo viso di bimba è vivo colore nel buio,

quando gioia m’abbraccia da dentro

e di vita m’accende.

 

isola fiorita sei tu,

quando ridente m’appari dallo scuro oceano di dentro,

figura senza tempo che a me ti rivolgi

e senza fatica mi raggiungi nell’intimo.

 

nei miei vividi sogni sei tu

dolce figura accesa nel buio,

quando nuda la pelle mi carezzi da dentro e sorridi

senza aspettare risposte

e piano mi parli,

vincendo il silenzio dell’anima.

 

primavera mi chiama da fuori

e m’inebria ai suoi incanti,

sento la spinta primordia a navigare i suoi flussi odorosi,

ma mi ritrovo senza scuse per uscire.

 

dimmi bambina cos’è questo sentimento

che non si stanca di accendermi senza fare rumore,

quando ti affacci dentro

e sei così vicina

a me che nudo non aspettavo nessuno

e vivevo il silenzio d’intorno

come stato inevitabile dell’anima,

per questo, bambina,

adesso so per cosa lottare.

 

chi sei tu,

che vieni da me

accesa da dentro e fuori il sorriso,

che m’inviti a giocare il gioco semplice della vita

e ancora mi sorprendi.