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da "Tra inferno e paradiso"
Quando Lucrezia quest’estate mi ha telefonato invitandomi ad andare qualche settimana da lei a New York, non mi sarei mai aspettato che questa vacanza, o meglio, questa tortura, sarebbe stata l’ultimo tassello nel puzzle che stavo costruendo da quattordici anni, se non di più.
Non immaginavo che, al mio ritorno, avrei dovuto aprire quell’altra scatola, quella che avevo chiuso con un lucchetto quel giorno di settembre di tre anni fa. Sì, proprio quella, quella che contiene le tessere dell’altro puzzle, che non ho mai cominciato. Ti ricordi? Ogni tanto con te avevo estratto qualche tessera. Avevo provato a combinarla con le altre. Ma poi l’avevo sempre ributtata nella scatola, finchè, quel settembre di tre anni fa, l’avevo sigillata, chiusa definitivamente. I miei sforzi non sono mai serviti a niente. Alla fine sono sempre ritornato al punto di partenza. Tre anni fa ci rinunciai a costruirlo. Ma ora.
Ci sei tu dietro a tutto questo? L’hai sempre detto che volevi esserci quando sarebbe successo. Alle volte mi chiedo se ci sei o no, se puoi sentirmi o vedermi, anche se io non ti sento nè ti vedo. Pensi che io sia pazzo a parlare al nulla? E’ irrazionale parlare al nulla? In certi momenti credo di sì. Però. Però nulla si crea e nulla si distrugge, no? Primo principio della termodinamica. Allora, forse, la tua energia esiste ancora. Allora, forse, puoi avvertire i miei pensieri e le mie parole, sotto forma di energia. E forse, di te è sopravvissuta la tua qualità di rompipalle e hai deciso di intervenire nella mia vita e rivoltarla come un calzino. Chissà, probabilmente ti stai anche divertendo. Ti ricordi quando giocavamo a scacchi con le grappe o le birre? Ti divertivi solo quando vincevi. Magari ora hai messo la mia vita e la sua su una scacchiera e ci godi a giocare con noi. Facendoci avvicinare, facendoci allontanare. Chissà, se quando e se mai riusciremo a guardarci in faccia, riderai felice per lo scacco matto.
(...)
Vivo immobile nel limbo di un presente incapace di liberarsi dal passato e troppo debole per slanciarsi verso il futuro.
Cado e mi rialzo.
Lui mi ha aiutata sempre a rialzarmi, ma non ha mai camminato al mio fianco come avrei voluto.
Cado, mi rialzo. Cado, mi rialzo.
Vorrei sbloccare questa situazione. Vorrei essere capace di cambiare.
Tutto si è fermato a quella sera di tre anni fa.
(...)
Il cuore mi batte all’impazzata.
Non posso crederci: la mia vita è finalmente giunta ad un punto di svolta.
Mi incammino verso l’età adulta, verso l’autonomia!
Chissà che cosa mi riserverà il futuro.
Le mie fantasticherie vengono interrotte dalla mamma.
“Allora, hai capito?” mi chiede spazientita.
Capito cosa? Mi stava parlando?
Deve essersi accorta del mio disorientamento perché, sbuffando, mi ripete: “Non andare in giro da sola la sera, non fare mai troppo tardi: sei qui per studiare e non per divertirti. Papà ed io ti paghiamo l’appartamento qui solo per questo, perché tu studi, chiaro?”
“Sì, mamma”.
“Oh, ancora non capisco perché tu voglia fare proprio Filosofia. E poi cosa pensi di fare, eh?” Che palle! Di nuovo con questa storia! “Ma non potevi sceglierti una facoltà ad Udine?”
Certo, come no! E restarmene ancora a casa con voi? Ma vogliamo scherzare?!
“Mamma, ne abbiamo già parlato” faccio accondiscendente.
“Sì, sì, va bene”.
“Marta, adesso andiamo che abbiamo la macchina in divieto” la esorta papà.
“D’accordo. Be', riguardati tesoro. E chiama”. Mi baciano sulle guance ed escono dalla casa.
Tiro un sospiro di sollievo. Alice ed io ci guardiamo e poi cominciamo a saltare tenendoci abbracciate. Libereeeeee!!!!!
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