| |
"raccontare
è di tutti"
Paul Celan
| Oppure
cosa? | Raccontare è di tutti | I fatti e le persone |
| Pubblicare
un libro | Lettura e formazione | Ultimi accorgimenti |
| Il libro
come oggetto | La scelta dell'editore |
| L'editoria a pagamento | Il
contratto | Prospettive: le
"antologie" |
| Concorsi
e premi letterari | Bibliografia |
Oppure
cosa? In
Italia, nella prima metà degli anni settanta, i
quotidiani vendevano quattro milioni e mezzo di
copie al giorno. Come dire, una copia per ogni 11
abitanti: un indice di lettura fra i più bassi
al mondo. Sono passati quasi trentanni.
Molte cose sono cambiate, molti giornali sono
nati, molti hanno smesso di esistere, molti libri
sono stati pubblicati, quasi altrettanti sono sta ti ignorati. Eppure,
lItalia rimane un paese di santi, poeti,
navigatori e scrittori. Non certo di lettori. La
carta stampata invade edicole e librerie. E non
è detto che ciò comporti una crescente
richiesta di lettura. Anzi, il fenomeno sta a
rappresentare un congenito, a volte risolutivo
bisogno di scrivere. Quasi unansia.
Insomma, noi italiani saremmo fatti così: con
gli arti gesticoliamo, con le arti scriviamo. Un
ancestrale desiderio di farci capire o forse un
innato esibizionismo. Ecco, Andrea Oppure Editore intende
porsi come riparo, una sorta di pronto soccorso,
per chi ama la scrittura narrativa, laddove si
intenda larte della retorica al servizio
dellinvenzione letteraria.
Raccontare è di tutti.
Ma in epoca di scritture creative - e delle loro
mistificazioni - lo scopo di Andrea Oppure Editore è quello
di constatare l'allargamento dell'area della
scrittura. E, auspicabilmente, anche dell'aria
della lettura. Il proposito, scopertamente
ambizioso, è tuttavia uno stimolo che potremmo
definire etnico a rintracciare nel nostro paese
chi ha qualcosa da raccontare. Una fitta, spesso
spontanea rete di talent-scout, di riviste
letterarie e di associazioni culturali, fra gli
altri ,
permette ad Andrea Oppure Editore di conoscere autori già
esperti come pure talenti precoci che meritano
assistenza. Una sorta di redazione mobile che
setaccia sacche dialettali, incoraggia la
revisione di storie brucianti elaborate male.
Persino adottando autori e lavori ancora acerbi
ma comunque illuminati da un progetto, quantomeno
umano. E quindi covare quella stessa opera e
quello stesso autore anche per diversi anni,
perché maturino al punto da diventare
interessanti per una platea che non sia più
condominiale. Si sa, l'editing è uno strumento
di crescita.
E allora, riconoscere a tutti la dignità di
raccontare. E ciò non significa qualunquismo,
attenzione. Tutt'altro. Significa mantenere
un'identità pur nell'indiretto confronto con i
monopoli editoriali del nostro paese. Significa
combattere manoscritti estremi e spesso
stucchevoli, quel genere di editoria che si nutre
di soli esordienti come pure di concorsi e premi
cronici quanto risibili. Significa, allo stesso
tempo, combattere anche un altro genere di
editoria. Quella che si traveste da
intellighenzia solo per nascondere le proprie
incertezze. Ma significa, soprattutto, chiamare
chi finora ha patito la letteratura come un
fortino saccente. E se n'è sentito dimenticato
o, peggio, discriminato. Eppure, non ha mai
smesso di esercitare la propria curiosità.
Ecco, a una simile curiosità - rara per quanto
antica - è dedicata questa casa editrice.
Insomma, cerchiamo testimoni, non funamboli.
Crediamo al testimone non al vate. A colui che
coglie la realtà senza la stucchevole tentazione
di distorcerla per uso personale. Per questo il
catalogo di Andrea Oppure Editore è un'eterogenea galleria
di penne esperte e persino di penne premature.
Strette da un comune rispetto per la parola che
poi si fa ricerca e infine coscienza letteraria.
La Andrea Oppure Editore vuole accompagnare i propri autori in
questo percorso anche grazie alla solidarietà di
testate letterarie e giornalistiche in grado di
diffonderne l'impegno. Fra le altre, il
quotidiano il manifesto e i quotidiani
locali dell'Editoriale L'Espresso, i
settimanali Avvenimenti e Internazionale
e la rivista di cultura e scrittura Storie.
I fatti e le persone.
Se è lontana da noi l'idea di un'oasi indulgente
che millanti nuovi orizzonti letterari, è
altrettanto lontana l'idea di interpretare la
scrittura come un patrimonio stantìo. Una
cantina per iniziati. Secolare, frequentata da
burocrati dell'inchiostro e da scrittori che
guardano alla realtà con orrore per raccontarci
regolarmente storie improbabili. Quasi fuggendo
da quella stessa realtà.
La letteratura è sempre stata migliore dei
letterati. L'ideale letterario ha sempre
surclassato l'ambiente letterario. Questa è
un'epoca in cui si rimpiange anche soltanto
l'ombra dello "scrittore interventista"
- come Moravia ebbe a dire di Pasolini, suo amico
- cioè quell'intellettuale capace di partecipare
alla realtà. Una rara specie di intellettuale
agevolata nella sua opera da un punto di
osservazione privilegiato che rende lo scrittore
un testimone. E testimone autorevole. In
quest'epoca, allora, è necessario tornare a
cercare i fatti e le persone. E studiarli,
perché non li conosciamo affatto. Da che uomo è
uomo.
Pubblicare un
libro. Quando esce Gli
indifferenti, nel 29, Moravia è alle
strette. Si è fatto prestare i soldi dal padre
per pubblicare. Amici gli hanno consigliato la
casa editrice Alpes, di Milano. Consegnato il
manoscritto, il giovane Moravia, allora
ventiduenne, aspetta quasi tre mesi prima di
ricevere una risposta. Il direttore della Alpes,
alla fine, stamperà il libro solo dietro un
consistente contributo economico. Eppure lo
scrittore insiste. E, nel caso de Gli
indifferenti, casualità e determinazione
sintrecciano in un successo strepitoso,
immediato (ventimila copie, tre ristampe in pochi
mesi, la critica letteraria dei giornali e delle
riviste impazzita).
Non sempre però finisce bene. Il Principe
Giuseppe Tomasi di Lampedusa muore a Roma, nel
57, senza riuscire a far pubblicare il suo
romanzo. Si tratta naturalmente de Il
Gattopardo, che lanno successivo
vincerà il Premio Strega ottenendo un enorme
consenso di pubblico.
Perché questi esempi illustri? Solo per
introdurre il nostro discorso, molto più
pratico, sulle dinamiche editoriali e i modi di
una loro possibile decifrazione.
Lettura e formazione. La
decisione di pubblicare non arriva di colpo,
appena ci si trova fra le mani, completato, il
libro. La tentazione è forte: finito il lavoro,
si sceglie la casa editrice e ci si affida alle
poste. Può essere un metodo. Ma
lesperienza della scrittura non è
semplicemente scrivere, magari di getto, per un
pubblico ideale (che spesso coincide con
lio narcisistico dellartista).
Questesperienza (pubblicare) deve avere
alle spalle un processo di formazione,
uneducazione alla scrittura prima di tutto
attraverso la lettura, e poi, quando la decisione
è presa, con la riscrittura e anche un parziale
stravolgimento dellidea originale.
Confessa ancora Moravia: Quando uscii dal
sanatorio cominciai la stesura degli
Indifferenti. Cominciai a Bressanone
nellottobre del 1925. Leggevo molto.
Comperai Proust, Cocteau, e finalmente Rimbaud al
completo. Scrivevo poco....
Moravia si muove come un autodidatta di lusso, e
forse se lo può permettere; ma non è
lunica strada. Prima di arrivare alla
pubblicazione, prima di puntare a tutti i costi
al successo, sarebbe meglio anche guardarsi
intorno, confrontarsi. Ecco che si presentano
altri percorsi: le scuole e i corsi di scrittura,
per esempio, organizzati anche da scrittori già
affermati, che possono essere una buona palestra;
così come la collaborazione, anche saltuaria o
non necessariamente retribuita, con riviste e
redazioni dei giornali (nellUniversità
italiana, del resto, manca del tutto una
didattica della scrittura, una disciplina che
faccia scrivere).
Come vedremo per la piccola editoria, non
cè una mappa informativa adeguata su
questi aspetti, per niente trascurabili, della
produzione editoriale.
Ultimi accorgimenti. Prima
di spedire il fatidico manoscritto è bene
rileggerlo più volte, anticipando il lungo
lavoro successivo di editing, per eliminare
quelli che in gergo si definiscono refusi e
pesci. I primi sono gli errori di battitura (o di
stampa), i secondi perlopiù salti nella
composizione logica del discorso. A livello
tipografico questa è la fase delle prime bozze,
in cui lautore collabora con il redattore
alla correzione, revisione e al confezionamento
finale del testo. Anche la riscrittura è un
passo importante nel progressivo distacco
dellautore dal suo prodotto. Non bisogna
avere paura di tagliare, cambiare, montare i vari
pezzi del discorso, riducendo il proprio lavoro
allanatomia di sé stesso.
Il libro come
oggetto. Quindi, grande attenzione
allaspetto estetico del testo che si è
deciso di sottoporre allattenzione
di..., nel senso di una certa cura che
andrebbe riservata alloggetto-libro, nella
sua leggibilità e chiarezza grafica visto che
una stampa poco chiara può indisporre alla
lettura.
Dellimportanza del titolo, inutile dire.
Cè, allora, una prima di copertina, una
quarta di copertina, e il dorso. Nella prima e
sul dorso viene indicato il nome
dellautore, il titolo dellopera e la
casa editrice; nella quarta, in gergo chiamata
pezzullo, troviamo un breve riassunto del
contenuto e, più in basso, il profilo biografico
dellautore. Ma la copertina a sua volta
può avere una sovraccoperta, con due alette
ripiegate allinterno, che riportano
pezzullo e note biografiche.
Aprendo il libro, ci imbattiamo in un paio di
pagine bianche, poi nellocchiello (il nome
della collana), quindi nel frontespizio. Questa
è lapertura ufficiale allinterno del
testo, che ancora una volta riporta il nome
dellautore e il titolo con leventuale
sottotitolo. Girando la pagina, abbiamo il
retrofrontespizio, con la data della prima
edizione, il copyright, il nome
delleditore, e il bollino SIAE. Il colophon
è lultimo foglio, col nome della
tipografia, la data e il luogo di stampa. Da non
trascurare altri accorgimenti, per esempio
riguardo al tipo di carattere utilizzato;
allinterlinea e alla spaziatura, cioè alla
distanza tra rigo e rigo e tra le singole parole;
al formato, in base a cui varia il numero delle
pagine; e alla giustezza, la larghezza variabile
della parte scritta nello spazio del foglio.
Bisognerà scegliere, inoltre, che tipo di carta
usare, opaca, patinata, riciclata, e che tipo di
rilegatura: in brossura, cioè cucita
allinterno con dei punti metallici (come
nei paperback inglesi), o cartonata, che ha come
qualità di essere più robusta.
La scelta
delleditore. Quando ci si rivolge alla
casa editrice è meglio conoscere in anticipo la
sua produzione, il catalogo. È inutile spedire
un racconto a un editore che pubblica testi
scolastici, oppure saggi scientifici, o comunque
predilige i classici ai moderni. Comparando i
cataloghi ci si può fare unidea delle
tendenze in atto; frequentando le
librerie si possono leggiucchiare i cosiddetti
bestseller di qualità, in cima alle classifiche
di vendita. Alcune riviste specializzate si
occupano unicamente degli aspetti della
produzione e circolazione editoriale. Dunque,
meglio rivolgersi subito a una casa editrice che
pubblica opere prime.
In Italia esiste un Catalogo degli editori
italiani, che può essere consultato per sapere
il nome del direttore editoriale a cui ci si
dovrà rivolgere. Negli Stati Uniti sono le
stesse case editrici a informare il pubblico
sulla loro linea editoriale, attraverso le
writers guidelines. Il percorso non è
facile. Il testo dellautore inedito è solo
una delle fonti di una casa editrice, che
pubblica opere commissionate, scritte da autori
già noti, oppure proposti dallesercito di
consulenti e agenti letterari. Senza dimenticarsi
delle traduzioni. Inviare il manoscritto così
comè, è un limite. Dalle lettere di
presentazione, infatti, si possono dedurre più
cose di quanto normalmente si pensi, rispetto ai
gusti dellautore, alla sua formazione e
alle forme espressive che ha deciso di usare per
loccasione. Bastano un paio di cartelle, a
interlinea 1. Magari se si tratta di un
testo di narrativa con una breve sintesi
della trama, un accenno alla lunghezza
complessiva del lavoro e al pubblico a cui
potrebbe rivolgersi. La lettera conterrà anche
un curriculum e, soprattutto, in evidenza, il
proprio nome, indirizzo, numero di telefono, fax,
e-mail.
Ci sono poi delle considerazioni
etiche: non è corretto spedire la
stessa opera a più editori contemporaneamente,
in parole povere non è nemmeno utile. Lasciando
perdere la morale e tornando alla prassi, meglio
non spedire loriginale, ma fotocopie di
buon livello. Lideale sarebbe il dischetto
del pc. Per evitare che sia leditore a
rispedire il testo, si può includere alla
spedizione una busta già affrancata e
indirizzata al mittente, che può essere anche
usata per riportare il giudizio
delleditore.
Come abbiamo visto per Moravia, i tempi di
risposta delleditore sono a volte
misteriosi. Lautore vorrebbe quasi un
giudizio immediato. Leditore, invece, può
aspettare mesi prima di arrivare a quel testo,
che abbiamo detto è solo uno dei
tanti. E, in molti casi, rifiutare: La sua
proposta esula dal programma della nostra casa
editrice... La casa editrice è sovraccarica di
impegni. Il rifiuto fa parte della vita
dello scrittore. Alcuni scrittori italiani hanno
fatto di questesperienza proprio
loggetto di alcuni loro racconti. Non
cè bisogno di demoralizzarsi. Ma nemmeno
di rallegrarsi. Se per caso, merito o destino
leditore accetta di pubblicare, cominciano
le trattative. Si potrebbe dire che si aprono una
serie di negoziati in cui lo scrittore porta
avanti le sue ragioni di creatività, contenuto e
forma; leditore garantisce per il
posizionamento commerciale del libro, la sua
promozione e la distribuzione. Medium tra i due
è il redattore, che collabora alla correzione
finale del manoscritto.
Inviando un testo esordiente alle
case editrici medio-grandi, i tempi di attesa, di
lavorazione e il tipo di rapporto giuridico sono
tutti più lunghi e più complessi. Allo stesso
tempo la selezione è durissima. Dal
lettore al direttore
editoriale, il testo viene sottoposto a una
serie di passaggi, prove, pareri sempre più
influenti. Lo scrittore deve difendere
loriginalità del suo lavoro, ma affidarsi
anche al paziente controllo del redattore, che lo
accompagnerà fino alluscita del libro.
Dal punto di vista giuridico, la legge sul
contratto di edizione (n.633, 1941) trasferisce i
diritti di utilizzazione dallautore
alleditore. Larticolo n.120, secondo
il quale è nullo il contratto che abbia
per oggetto tutte le opere
dellautore, tutela lo scrittore da un
legame a vita con un unico editore. Prima di
inviare la proposta, è bene adottare la seguente
contromisura: spedire a sé stessi per
raccomandata e con ricevuta di ritorno una
copia dellopera, firmandone ogni pagina. La
busta che dovrà restare sigillata
e la cartolina di ricevimento hanno infatti
valore legale. Per prevenirsi da sgradite
sorprese, comunque, meglio consegnare il testo
alla SIAE, magari pagando per il deposito legale
delloriginale. Il bollino SIAE serve a
contrassegnare la tiratura, il numero delle copie
stampate. La Società Italiana Autori ed Editori
ha sede a Roma (viale della Letteratura 30
tel. 0659901), oppure a Milano (via delle
Erbe tel. 02-86460721).
Leditoria a
pagamento. Per lo scrittore, la scelta di
pubblicare a proprie spese è il limite estremo,
oppure una prima, coraggiosa scommessa. Insomma,
questa opzione non è da guardare necessariamente
con sospetto, semmai, con avvedutezza.
Leditore richiede la copertura, per intero
o parziale, delle spese di produzione, promozione
e distribuzione, oppure lacquisto di un
certo numero di copie.
In Italia i rischi a cui si sottopone
lautore sono innumerevoli; mancando
linteresse verso la formazione di una
classe di scrittori, la grande editoria dimostra
una forte distrazione verso queste forme autonome
e decentrate della produzione. Negli Stati Uniti,
ad esempio, da questo punto di vista le cose
funzionano diversamente. Le grandi concentrazioni
editoriali sguinzagliano i loro collaboratori,
agenti letterari e freelance, sulle tracce degli
scrittori che, usciti in sordina, nella più
completa mancanza di mezzi a disposizione, sono
riusciti comunque a crearsi una nicchia di
pubblico.
Ad ogni modo, la scelta-limite di autofinanziarsi
per pubblicare è solo un primo passo,
dingresso, nel sistema. Ecco perché alla
firma del contratto con cui lautore
partecipa alle spese di pubblicazione (un
dispositivo giuridico differente dal contratto di
edizione), quello che bisogna pretendere è prima
di tutto uno spazio, una visibilità. Inutile
dire che la pubblicità sulla stampa nazionale,
quotidiana e periodica, è il mezzo migliore. Lo
scrittore deve mostrarsi irremovibile. Pretendere
questi servizi, difendere le sue ragioni de facto
non meno di come fa col contenuto e
loriginalità del proprio lavoro.
Alleditore spetta lonere del deposito
legale del testo (legge 1611 approvata dal Senato
nel 95) e la consegna di un certo numero di
copie-omaggio che serviranno allautore.
Questultimo ha il diritto di rilevare le
rimanenze prima del macero.
Il compenso, diviso in percentuale tra editore e
scrittore, è calcolato sulla base di un
rendiconto annuale, che si riferisce al volume
delle vendite dellanno precedente alla
firma del contratto. Quando lo scrittore decide
di autofinanziarsi deve comunque pretendere una
percentuale più alta che nei contratti di
edizione, variabile, ma comprensiva del fatto che
sta rischiando nellinvestimento allo stesso
modo di chi ha deciso di pubblicarlo.
Da queste considerazioni ci accorgiamo di come la
struttura del mercato editoriale si vada
organizzando per poli; da una parte
lelemento molare, le grandi
concentrazioni che si sono formate dopo i
processi di crisi e ristrutturazione alla fine
degli anni 70, in cui case e sigle editrici
diverse vengono accorpate in grandi società per
azioni il cui capitale è a sua volta controllato
da altri gruppi, in grado di influenzare la
produzione e di spingere al successo
i propri autori (magari spalleggiati da quelle
organizzazioni del consenso che sono i concorsi e
i premi letterari). Ma abbiamo parlato di
polarità. Esiste, dunque, unaltra
dimensione, molecolare, diffusa e
decentrata, che rispecchia i modelli di
cambiamento delle strutture produttive avvenuti
durante gli anni 80, dopo la grande
avanzata della editoria alternativa
negli anni 70. Iniziative gestite da
piccole redazioni, con budget ridotti ma in grado
di incrinare la chiusura delle aziende più
grandi offrendo quadri di gestione e
comunicazione che seguono percorsi di fruibilità
estetica diversi, induttivi mutati
rispetto a quelli gerarchici, deduttivi, della
grande editoria.
Il contratto. Il
contratto deve contenere informazioni su:
titolo e lunghezza del libro;
diritti ceduti dallautore
alleditore;
compenso dellautore;
termini e modalità di pagamento;
termine di consegna del testo (se dopo tre
mesi non avviene, leditore potrà
considerare risolto il contratto);
durata del contratto;
prezzo di vendita;
percentuale che spetta
allautore in caso di altre
utilizzazioni del suo lavoro.
Prospettive: le
antologie. ...In Italia
abbiamo un numero altissimo di scrittori, fra
editi e inediti... Forse il numero degli
scrittori è pari a quello degli analfabeti
(L. Binciardi, Il lavoro culturale, Feltrinelli
1974).
Davvero il destino della nostra epoca è di
essere sempre e dannatamente troppi?
Come fare a soddisfare le esigenze di quelli che
scrivono, offrendogli strumenti adeguati per
pubblicare e far leggere il proprio lavoro? La
diffusione delle antologie si spiega
con la loro stessa forma a contenitore (la
varietà dei prodotti è varietà di scelta); è
un indicatore che nuove forme si stanno
delineando nella produzione editoriale.
Il fenomeno, che ha profondamente interessato la
ricerca scientifica e saggistica, ciclicamente
investe anche la letteratura. Progetti del
genere, a metà tra la sociologia della
letteratura e il laboratorio di scrittura,
permettono un primo affioramento del non
etichettato, non firmato, non collegato, in
un lavoro collettivo, organizzato e
autosufficiente. Ora, lideale sarebbe che
enti (Comuni, Regioni, Province) ma soprattutto
luniversità, si muovessero in direzione di
un sostegno ad iniziative del genere, magari
coprendo il costo delloperazione (carta,
stampa, rilegatura, pubblicità). Questo
permetterebbe anche la formazione di un comitato
editoriale, autonomo o ancora meglio collegato
allattività delle piccole case editrici,
che si occuperebbe dei problemi relativi alla
pubblicazione e alla distribuzione del libro. Le
antologie sono quasi un modo di
controllare le energie latenti della
scrittura, impossibilitate a esprimersi e
imprigionate nella provincia. Eppure è dalla
provincia che vengono stimoli del genere. Una
geografia locale, più che planetaria. Un gruppo
di scrittori che si legano al territorio, ognuno
con la sua storia specifica, ognuno col suo
metodo di scrittura. Compito dellindustria
editoriale sarà di garantire il passaggio,
lulteriore selezione tra i soggetti in
gioco. Lantologia a quel punto non servirà
più, ogni scrittore tornando al suo singolo
percorso individuale.
Concorsi e premi
letterari. LEuropa del XIX secolo
sinventa i premi letterari, senza scoprire
esistevano già nella Grecia classica, per
premiare i drammaturghi, o nelle accademie tra
sei e settecento.
In Italia i premi letterari arrivano col
fascismo, si sviluppano allombra delle
corporazioni e della organizzazione del consenso,
prolificano nellItalia degli anni 50
con giurie elette dagli stessi organizzatori,
favorendo la promozione del libro vincitore. Non
a caso uno dei bersagli della critica del
68 sono gli scrittori che vivono nutrendosi
di premi e di bestseller. La contestazione
comunque non distrugge i premi letterari, che
negli anni 80 continuano a proliferare in
tutta la penisola, spesso organizzati col
consenso degli enti locali, nellambito
della società dello spettacolo.
Bibliografia.
Peter Szondi, Saggio sul tragico, Einaudi,
Torino 1996
Renzo Paris, Moravia, Giunti, Firenze 1996
Romano Luperini, Letteratura e cultura
delletà presente, Laterza, Bari 1980
Enrico Palandri, Boccalone, Lerba voglio,
Milano 1979
M. Grazia Cocchetti, Lautore in cerca di
editore, Editrice Bibliografica, Milano1996 |
|
Oppure
cosa? | Raccontare è di tutti | I fatti e le persone |
| Pubblicare
un libro | Lettura e formazione | Ultimi accorgimenti |
| Il libro
come oggetto | La scelta dell'editore |
| L'editoria a pagamento | Il
contratto | Prospettive: le
"antologie" |
| Concorsi
e premi letterari | Bibliografia |

|