INEDITI

Brano tratto dal libro inedito Dietro la maglietta
 

La cosa più bella di questo locale è il mare che sta davanti. In assoluto.
Martin stanco e trafelato cammina quei dieci passi e si ferma, seduto sulla sabbia. Il vento che scompiglia gli alberi e le palme. Il cielo coperto e i pochi bagnanti. La cosa più bella del mare è vederlo nel suo backstage. Cioè quando non c’è la solita gente sdraiata come tante lucertole, il caldo, il sole cocente e la prova costume. No. Quando ci sono il vento e le nuvole, la minaccia di un temporale o la quiete dopo la tempesta, con l’arcobaleno che si specchia nel fondale. Perché allora sì, percepisci davvero la potenza della natura. Quando le onde, a volte oltre i due metri, s’infrangono sugli scogli, inondando la battigia. O il mare d’inverno, alle tre del pomeriggio. L’ipnosi della marea che ti culla. Come farà, poi, il mare, a non finire mai? Come farà, con tutte le volte che ci bagna i piedi, a ritirarsi, poi, sempre? Stare lì, sulla riva, a contemplare il lento e ritmico su e giù della marea, sembra quasi un’esclusiva. Come il rimanere nello stadio, dopo un concerto, a guardare ciò che resta della confusione…o, dopo una festa, quell’atmosfera calma che si crea tra i pochi intimi invitati rimanenti: la gente è davvero se stessa, coi capelli arruffati, il rimmel un po’ sbavato, che fuma, gioca a carte e parla sottovoce. Sembra un privilegio il silenzio che lascia ascoltare il rumore di questo dondolo ad acqua. E tu sei lì, fermo sulla sabbia. E tutto quell’agitarsi del mare non può farti male: non ti coinvolge. Se resti lì puoi stare anche solo a guardare.
Quante volte mi sono mancati momenti così. Potersi sentire speciali semplicemente per il fatto di guardare il mare quando non c’è nessun altro. Stringersi nel vento dell’ovest mentre tutti correvano a riparo, solo per sentire che, insieme, eravamo più forti di lui e non poteva abbatterci. Tra tutta quella gente boriosa, invece, non potevamo sentirci speciali. Eravamo solo altra gente boriosa. Mi è mancata la follia. Il mare. Mi è mancato il mare d’inverno. Tutta Follonica è sul mare. Ma pochi sono mai stati “il mare”. Lo sei solo quando ne inspiri il sapore a pieni polmoni, quando fa freddo e l’umido ti penetra fin nelle ossa, quando fai il bagno nudo di notte, quando fai l’amore sulle sdraio le notti di mezza estate noncurante dei guardiani, quando dimentichi che ore sono scrivendo sulla sabbia o quando domini gli elementi surfando sulle onde. Solo così “sei” il mare.
Per un attimo mi sento come il “Wanderer uber dem Nebelmeer” di Friedrich. Quel dipinto tedesco dell’ 800, manifesto del romanticismo, in cui un uomo, con giacca e bastone, di spalle, in piedi su uno scoglio, osserva il mare in tempesta, perdendo lo sguardo all’orizzonte. Ma poi, generazioni di studenti rimpallati da questa figura ricorrente, si saranno mai chiesti quale fosse l’espressione di quell’uomo di spalle? In un dipinto del genere, che trasmette malinconia, secondo voi, quel viandante, sorride? Non lo sapremo mai.
Martin si alza. È l’ora di tornare a casa. Che, una casa, poi, non è. Si mette gli auricolari e sopra il casco. Con fatica mette in moto la vespa e, scalando in fretta le marce, si allontana dalla spiaggia. I Go Go Dolls con la loro “Iris” viaggiano con lui per il lungo tragitto.
Questa canzone l’ascoltavo quando avevo tredici anni. Mi piaceva da morire anche se non capivo le parole. Adesso con le mie conoscenze anglosassoni, l’ascolto per la prima volta con attenzione, traducendola.
…When everything may to be broken, I just want you to know who I am..
Mona, ma perché ogni canzone la dedico a te? Tanto non lo saprai mai chi sono veramente…