| da "La scatola" Un giorno se li vide piombare, figlio e nuora, tutti e due in casa con armi e bagagli: avevano venduto il loro appartamento di Parigi e avevano deciso di trasferirsi in Italia. Fidando nell’ospitalità del padre (e del suocero) s’erano, per così dire, autoinvitati. La convivenza non si rivelò facile. La spensierata coppia tirava a far tardi la notte; ascoltava la televisione a tutto volume; pretendeva che il riscaldamento funzionasse anche ad ore non consentite dal regolamento condominiale; si sedeva regolarmente a tavola apparecchiata senza assumersi, in contraccambio, impegni o responsabilità; sollecitava in continuazione telefono e lavatrice... Piercarlo Argenta giunse a considerare che la suocera aveva spazio a disposizione e forse bisogno di compagnia. E suggerì a suo figlio d’andare a farle visita. Di lì a qualche giorno, il trasloco fu cosa fatta. Ma in capo a qualche mese, fu la suocera che venne a picchiare all’uscio di casa sua. Un giorno si accorse che dal cassetto della dispensa erano spariti i punti omaggio del detersivo e dell’acqua frizzante che lei aveva collezionato per quasi due lunghi anni per poter ricevere infine la batteria di cucina, completa, venti quattro pezzi in acciaio inox, con rivestimento interno antiaderente. E comprese che era con quelli che il nipote s’era regalato la pista a otto volante per automodelli da corsa con comando a doppio pulsante e la moglie parigina lo spremiagrumi elettrico. Fu l’ultima che sopportò. Consegnò ai due le chiavi dell’appartamento e si trasferì in casa del genero. E fu così che la poveretta malandata concluse la sua carriera terrena.
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