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"Rughe.
I segni del tempo" (…) Ero lì che nell’attesa, spaventata mi dondolavo sulle gambe nude, gonna che non copriva né proteggeva dagli sguardi umidi di sperma la luce pesante del lampione ci piegava le spalle, l’attesa, l’attesa speranza del suo prolungamento che mai arrivi la prima volta. Arrivò aveva il volto magro con baffi, occhi incavati, unico rimasto nella memoria. Fatti dare i soldi prima, infilati nella borsetta senza altre parole, lui abbassava i pantaloni e non so dire la voce imbarazzata nervosa, forse, spogliati. Il resto non lo ricordo non lo ricordo proprio forse pensavo ai miei genitori e al caldo fiato ansimante sul collo forse ai giochi da bambina e alla testa spinta dai suoi colpi che penzolava sempre più dal sedile e forse al primo amore e alle sue mani avvinghiate una al mio fianco l’altra alla spalla per spingere più forte il suo cazzo contro i miei sogni. Il suo volto teso nello sforzo è dell’amore sfregiato. Grassi, belli, con barba, magri non so se alti o bassi, mai scesi dall'auto, pelle lucida e ascelle maleodoranti, mani piccole corpi pesanti, tutti volti sfumati senza più lineamenti, ma ogni volto uno squarcio nella pelle, piaga infetta nella speranza. Più lunga l’attesa nel freddo per non riaprire le cosce alla morte, timore che li riveda quei volti vuoti, folle inferocita, sfigurati davanti ai miei occhi, quando di nuovo amerò se ancora accadrà. E quando è finita la prima notte atroce il corpo è freddo e sporco, difendo la mia anima fra le cosce strette, mi strappa la borsa anche il mio grande amore, la voce non esce nell’urlo che dovrebbe, non sarà sempre così, futuro imbrattato da corpi sconosciuti. Per favore signorina quanto vuole? Mi girai sorpresa del tono della voce ed era un uomo di circa trent’anni, che quando mi sono abbassata al finestrino mi ha guardata negli occhi e non i miei seni. Ha detto grazie ed è andato via fermandosi venti metri più avanti ed i fari delle altre auto illuminavano la sua testa rivolta verso lo specchietto retrovisore e forse guardava credo. E fece così il giorno dopo ed anche quello dopo ancora uguale. Per favore signorina quanto vuole? Mi faceva sentire una commessa di un negozio d’abbigliamento tanto era educato ma mai disse di salire. Per giorni fu sempre la stessa cosa tanto che Samantha mi chiese se voleva lo sconto, non lo chiedeva, solo chiedeva di guardarmi il viso e poi da lontano. Per favore signorina quanto vuole? Ed io stufa di ripetere aprii lo sportello e mi sedetti al suo fianco. Con un piccolo sorriso sulla bocca ingranò la marcia e partì. Sei timido? Non mi rispose, abita lì vicino e possiamo salire a casa sua. Questo è strano pensavo seduta su una poltrona in salotto, quando ritorna con dei vestiti, indossali per favore, divertito mi conduce verso il bagno chiuditi la porta a chiave! Come? Chiuditi la porta a chiave? |