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Fu la mattina del 7
maggio, giorno in cui Manuela compiva gli anni, che Francesco, il
suo fidanzato, venne a conoscere quella funesta circostanza. Era
passato all’edicola
del suo amico Diego che era poco distante da casa. Quel giorno era
più elegante
del solito e aveva fretta di andare a comprare i fiori per la sua ragazza,
così dette solo una veloce occhiata
ai titoli di prima pagina dei giornali in esposizione quando Diego
gli porse “il Messaggero”, per sapere direttamente da lui,
che collaborava alla testata del giornale, qualcosa in più sulla
vicenda riportata in prima pagina. Nel titolo di spalla su tre colonne
si poteva leggere: “Delitto a Villa Borghese” e
nel sommario “Giovane donna assassinata e abbandonata in un anfratto
del parco. I particolari in cronaca”.
INEDITI
La Coda
Da qualche tempo la coda negli uffici postali non è più quell'ammasso
disordinato di persone, a contenerle ora ci sono degli spazi delimitati
dai nastri avvolgibili in apposite colonnine in alluminio annodizzate
dal disegno accattivante posizionate al di là delle strisce
gialle che dovrebbero assicurare la privacy delle persone di turno
allo sportello. In
pratica tutto questo ha solo funzione di immagine dovuta alla trasformazione
delle Poste Italiane in S.p A , ma non riduce i tempi di attesa che
dipendono dal numero degli sportelli attivi. Durante l'attesa generalmente
si solidarizza e si chiacchiera, a volte anche contro la propria
volontà. Era questa l'impressione che dava lo sguardo pieno
di apprensione di una signora alle presc con il suo vicino di coda
che sembrava sproloquiare con supponenza. Ero alla Posta di Tor S.Lorenzo
per pagare l'ICI e la coda era lunga e non riuscivo a sentire quello
che si dicevano. Poi l'avvicendarsi agli sportelli di un bel po'
di persone consentì alla signora di passarmi con destrezza
il "testimone"come nella staffetta. Aveva ragione di temere
il prolungarsi di questo colloquio. L'interlocutore era un signore
di una certa età che in passato doveva aver goduto di una
buona posizione economica considerando l'elegante cappotto di cachemir
che indossava. Quando gli fui a tiro egli riprese imperterrito a
parlare di tutto e contro tutti lamentandosi che la gente non era
più come quella di una volta e che quelli che ci comandano
compreso il Papa non fanno nulla per cambiaria e che lui aveva si
un miliardo in banca ma che aveva dovuto fare un culo così,
mentre con il mezzo toscano spento fra le dita sembrava scrivere
su una lavagna con il gessetto. Poi l'ultimo prima di lui lasciò lo
sportello e finalmente gli sarebbe toccato. Ma non fu cosi, il signore
con il cachemire scartò lo sportello e andò a mettersi
in coda all'ultimo posto e riprese a parlare con il primo vicino
che gli capitò a tiro.
La cotta
Nanà, figlia di secondo letto di Tungh che a sua volta era
figlio di Shindy e Ciangh, aveva,come la nonna un naturale comportamento
da gran dama. Per Shindy il suo modo di atteggiare la persona derivava
dal fatto che in gioventù aveva sfilato un paio di volte con
successo. Per Nanà invece era Uli fatto di Dna e di civetteria
insieme. Lo sapevo che mi sarei fatto prendere la mano come ogni
volta che parlo di Nanà. Infatti non di lei dovevo parlare
ma di Johnny, un bel giovane che si era innamorato di lei malgrado
la grande differenza di età. Infatti quando si è giovani
facilmente si perde la testa per una femmina più grande, specie
se sulla propria strada si incontra una che non nasconde minimamente
la voglia di attaccar bottone. Infatti fu proprio per strada che
si videro la prima volta, erano tutti e due al guinzaglio di due
pensionati che, per ragioni d'età avevano scelto per tenersi
in forma la tranquilla passeggiato con loro piuttosto che il faticoso
jogging. E' chiaro che si tratta di due splendide creature e cioè di
due cani, lei una splendida
Shin-tzu, lui un simpatico Barboncino. Fu amore a prima vista e lei
non si fece scrupolo a non dichiarargli subito la sua età, anzi
fece uno sforzo non indifferente per nasconderla
insieme a qualche acciacco prestandosi, a volte, anche qualche
corsetta. La stagione era buona e quindi si incontravano quasi tutti
i giorni e il giovane Johnny non disdegnava appena la vedeva di girarle
intorno, mostrarle i suoi muscoli e, perché no, incominciare
ad annusarla e accompagnarla a casa in attesa del momento buono che
prima o poi sarebbe arrivato. Nanà era felice e sembrava che
stesse vivendo una nuova gioventù, ma contro gli anni c'è poco
da fure e fu così che una sera mentre in Tv trasmettevano "Porta
a Porta" lei accucciata come al solito beatamente ai piedi del
suo padrone dopo un sospiro morì. Johnny
non vedendola venne ad abbaiare inutilmente al cancelletto dove abitava
e il pensionato che conobbe la notizia un po' vigliaccamente alla
moglie chiese: "Vai
tu adesso
ad dire a Johnny che Nanà non c'è più".
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