da "Visita in fabbrica... con delitto"


“Insomma dopo la Grecia sei tornato, ma non in fabbrica”
“Te l’ho detto, avevo un anno di tempo e quindi potevo permettermi di attendere ancora qualche mese. Ho incontrato un vecchio amico che aveva preso una casa in affitto in campagna e mi ha proposto di dividere le spese per andarci nei fine settimana”
“E tu hai accettato?”
“Per un po’ di tempo mi faceva comodo. Non c’era nessun impegno. C’era un pianoforte. Avrei cominciato a studiare in quella casa”
“Beh, mi sembra una scusa. Avevi già perso tre mesi in Grecia a fare chissà cosa. Non sei molto coerente. Incontri qualcuno e ti fai convincere.”
“Hai  ragione, non sono mai stato coerente, diciamo che mi lascio un po’ trasportare dagli altri”
“Sai cosa penso?”
“No, dimmi”
“Che sei una piuma, leggera, una piuma al vento”
“In che senso? Scusa”
“Nel senso che ti fai trasportare dagli eventi, dagli incontri che fai, non prendi mai veramente una decisione da solo, con coscienza. Aspetti che qualcuno decida per te. Anche la nostra storia, finita così, senza coraggio. Mi fai paura. Sei proprio come il tuo nome, Dedalo; ti perdi nello stesso labirinto che ti sei costruito. Quello che mi racconti mi fa pensare alla tua vita come alla vita di un bambino nella pancia di sua madre: tu sei stato tutto questo tempo nella pancia del caso, del destino, del mondo, che si è occupato di te,  mai che sia stato tu a decidere, a scegliere. Per fortuna il mondo è buono e ti ha cresciuto nel modo migliore, come una qualsiasi mamma avrebbe fatto.”
“Sei crudele Liana. E se parlassimo di te, invece? Mi amavi ma non hai avuto il coraggio di andare avanti, di provare, almeno”
“Sbagli Dedalo! Io ho preso una decisione e questa decisione ha il mio nome e cognome, sono io. So a cosa ho rinunciato, ma ho fatto una scelta. Mi dispiace dirti queste cose. Sei sempre il mio amore, lo sai. Dai, non fare quella faccia, raccontami di questa casa”
“Beh, qui veramente ho rischiato di mettermi seriamente nei guai”
“Si fa interessante, perché?”
“Sai, quando si ha a disposizione una casa fuori porta si ricevono molte visite nei week end, anche di gente non invitata”
“Che vuoi dire?”
“Agostino, ti ricordi quello della Grecia, si rifece vivo, anche se io avevo cercato di chiudere con lui, ma disse che stava imparando a suonare il basso elettrico e qualche volta voleva provare insieme a me qualche pezzo. Visto che durante la settimana la casa era libera ha anche chiesto di passare qualche giorno con la ragazza, per fare la pace. Come ti ho detto aveva voluto fare il viaggio in Grecia con me perché aveva litigato con lei. Noi non abbiamo avuto niente da dire.”
“Vi hanno distrutto casa con la loro passione sfrenata?”
“Magari si trattasse di questo! Un giorno c’era uno sciopero e il mio coinquilino mi chiese di accompagnarlo nella casa, visto che non avevo praticamente alcun impegno”
“Allora?”
“Quindi andammo al mattino presto. Nell’aprire la porta d’ingresso sentimmo un gran frastuono nella camera di sopra tanto che, spaventati, uscimmo fuori sul ballatoio esterno. Agostino e la sua donna, evidentemente svegliati di soprassalto, si precipitarono alla finestra e, avendo constatato che eravamo noi, ci salutarono e ci chiesero di aspettare un attimo che sarebbero scesi a salutarci”
“Molto strano”
“Molto strano perché?”
“Semplicemente perché la casa era vostra e non c’era motivo di aspettare di sotto. E poi, perché tanto rumore, avevano paura di qualcosa? Chi poteva essere, se non qualcuno di voi due?”

“Infatti, Sherlock Holmes, erano spaventati ma quella volta non capimmo perché”
“Ma poi tornarono altre volte?”
“Si, ma noi scoprimmo qualcosa”
“Cosa? Un traffico di droga?”
“Niente droga. Ma trovammo la fondina di una pistola che, evidentemente, avevano dimenticato nella casa”
“Una pistola? Ma come, una coppia piena di passione va in giro con una pistola. E voi che ne avete fatto della fondina? Glie l’avete restituita?”
“No, non ci vedevamo chiaro”
“Tornarono ancora?”
“Non si fecero più vedere. Ma si fece vedere qualcun altro”
“Non tenermi sulle spine. I genitori della sposa?”
La Digos
“Oh Signore”
“Già, era da un pezzo che gli agenti osservavano i nostri movimenti e un pomeriggio bussarono alla porta. Per fortuna eravamo soli. Si qualificarono e li facemmo entrare. Eravamo veramente impauriti. Cosa potevano aver combinato quei due, cosa potevano aver nascosto nella casa a nostra insaputa?”

    “Cosa?”

    “Niente. Ci fecero un sacco di domande sul rapporto di amicizia che ci legava alla coppia, se sapevamo qualcosa sulla loro attività, il lavoro, hobbies. Dicemmo che erano studenti universitari, ci conoscevamo nel quartiere ai tempi delle scuole medie. Non ci frequentavamo gran che. Per anni non ci eravamo visti. Sapevamo che lui era legato a Stella Rossa ma, all’epoca, era quasi una moda appartenere a Lotta Continua, Potere Operaio e le varie sigle e  gruppetti della sinistra extraparlamentare”

    “Insomma?”

    “Non ho detto agli agenti che avevamo fatto il viaggio insieme. Ho risposto il meno possibile. Tornando dalla Grecia, Agostino aveva ripreso i rapporti con chissà chi, interrotti per un breve periodo forse per evitare di essere scoperti. Cosa c’era di meglio che sparire per un po’, in viaggio con un amico. Mi aveva usato, capisci? Non glie ne fregava un bel niente di me, mi usava come alibi. Dovevano avergli detto di non farsi vedere in giro per qualche mese. E poi non ti dico di certi discorsi che mi faceva durante il viaggio. Ma io non sospettavo nulla di tutto questo.”

    “Che discorsi”

    “La rivoluzione, la resistenza e altre cose, era ossessivo” 

    “Vabbé, però gli avevi dato le chiavi di casa”

    “Gli ho dato la chiave”

    “Bravo!”

    “Grazie!”

    “Insomma, questi poliziotti?” 

    “Non ci dissero niente, niente di niente. Salutarono e ci lasciarono dei biglietti con i recapiti consigliandoci di avvertirli non appena si fossero fatti vivi”

    “E poi si sono fatti vivi?”

    “In un certo senso si”

    “In quale senso?”

    “In senso televisivo”

    “Hanno partecipato a uno show?”

    “No, al telegiornale”

    “Ah, si fa interessante”

    “Vidi l’identikit di Agostino grande come tutto lo schermo e quello della sua ragazza. Come ti ho detto non potevo immaginare che tipo di vita facessero. La cronista era agitata e parlava di una sparatoria a Genova nella quale era stato  ucciso anche un agente. Il terrorista era ricercato da molto tempo così come la sua donna. E giù a raccontare la carriera dell’arrestato. Parlavano di omicidi, sequestri di persona, pareva perfino che sulla sua pistola avesse delle tacche per ogni omicidio commesso. Nel ricostruire la carriera dell’arrestato si enfatizzava la sua posizione di preminenza nell’organizzazione delle Brigate Rosse. In famiglia non avevano notizie del figlio e i vicini, come sempre fanno, dichiaravano che era un ragazzo a modo e così anche la bella fidanzata. Insomma hai capito perché ha voluto fare il viaggio con me?

    “No”

    “Per reclutarmi nell’organizzazione, per sondare se ero uno affidabile, se condividevo le sue teorie”

    “Ho capito. Ma ora dove sono?”

    “Non lo so”

    “Sei sicuro che non devi dirmi nient’altro?”

    “A dire la verità non c’era solo il fodero della pistola.”

    “E allora?”

    “C’era anche la pistola.”

    “E che ne hai fatto?”

    “L’ho tenuta, nascosta in uno stanzino ricavato nel sottotetto, assolutamente impraticabile per via dei materiali di rifiuto, tavole, calcinacci ammucchiati.”

    “E così l’hai tenuta”

    “Che altro potevo fare. Restituirla. Andavo a cercare i miei amici brigatisti col rischio di farmi pedinare dalla Digos?”

    Questi erano i tempi. Immensa era l’organizzazione clandestina  ramificata in tutti i settori della società civile, nei ministeri, nelle banche, nelle scuole e anche nell’esercito. Tutte persone insospettabili che, ognuno a modo suo e senza conoscere i particolari del grande disegno sottostante di destabilizzazione del paese, operava una piccola rivoluzione, in attesa del grande momento in cui l’ordine costituito sarebbe stato rovesciato.

    Il rapimento di Aldo Moro era solo una dimostrazione che le brigate rosse potevano disporre di una organizzazione tale da impensierire perfino una nazione sovrana.

    Il reclutamento avveniva nei circoli della sinistra extraparlamentare, nei collettivi che anche Dedalo aveva frequentato. Potere Operaio, Lotta Continua, Marxisti leninisti e molti altri gruppi si contendevano il primato per l’impegno nella lotta di classe  per cambiare la società.

    Dopo l’episodio della fondina il telegiornale riprese una notizia di qualche settimana prima di una rapina a cui aveva sembrava avesse partecipato anche Agostino. Una rapina molto particolare: armi, proprio nella fabbrica di produzione. Lo stabilimento era situato sulla via Pontina, in prossimità di Latina, e  riforniva l’esercito italiano e chissà quali altri paesi che necessitavano di armamenti sofisticati.

    La sicurezza era affidata ad una ditta specializzata che faceva effettuare una turnazione a una decina di agenti, guardie giurate che tenevano perennemente sotto controllo le mura esterne dello stabilimento. All’ingresso, invece, nessuna particolare sorveglianza; solo due agenti armati in un gabbiotto accanto all’entrata principale.

    Il colpo era stato accuratamente preparato con un dipendente della società che faceva parte di quella schiera di combattenti presente in ogni settore sella società. Costui aveva elaborato un piano sulla base degli spostamenti delle guardie giurate e dei pochi istanti in cui la sorveglianza rimaneva scoperta. Egli sapeva bene che dopo quell’operazione sarebbe dovuto vivere nella latitanza.  Era comunque  indispensabile un’azione di forza, era necessario che i due sorveglianti all’ingresso fossero eliminati al fine di evitare ogni ulteriore problema.

    Arrivarono con un camion dell’immondizia, vicino all’ingresso principale. Scese un vecchio di aspetto dimesso e si fece aprire il cancello. Nell’avviarsi verso il gabbiotto da solo, mise un fermo perché questo non si richiudesse. Bussò e gli fu aperto, disse: “Siamo qui per la campagna domenicale del riciclaggio e estrusione dell’alluminio, siete stati avvertiti?”

    La guardia giurata non ebbe neanche il tempo di rispondere che il commando era lì; erano in sei tutti armati di mitra. I pochi colpi che furono sparati colpirono a morte le due guardie che si accasciarono al suolo in una pozza di sangue scuro.

    All’interno c’era il complice con le chiavi dell’armeria-magazzino dove erano già pronte le casse che dovevano essere trasportate sul camion dell’immondizia. Mentre tre di loro rimanevano di guardia, gli altri quattro caricavano velocemente le casse su un carrello a mano. In un minuto furono all’esterno dove altri, in attesa, avevano già preparato il posto per sistemare le casse con le armi.

    In poco tempo tutto era finito. La sirena squarciava l’aria ma il camion era già lontano, pronto per essere sostituito da più autovetture di grossa cilindrata che avrebbero accolto nei capienti portabagagli le casse al fine di un tranquillo arrivo in campagna, in tre diversi casolari.

    “Per concludere, la pistola ce l’hai ancora tu?”

    “No. L’ho lasciata in mezzo ai calcinacci della soffitta della casa”

    “L’hai scampata bella. Era giunto finalmente il momento di tornare al lavoro? O hai fatto qualche altro incontro interessante?”

    “Veramente a Roma incontrai una ragazza”

    “Non mi dire. E come si chiama?”

     “Christine”