INEDITI

Richard Angela


Da: “Ho preso il bus al contrario e non sono annegato

L'autobus arriva rombando come un canarino perchè sono gialli sia il canarino che l'autobus.
“Rifai.”
Il canarino arriva fischiettando come un autobus...
“No, non va bene.”
L'autobus arriva con la leggiadria e con il colore di un canarino e, con galanteria ormai dimenticata, mi apre la porta e mi accomodo sui suoi comodi troni.
“Adesso non esagerare, dai”
Mi siedo su un sedile e...
“Così va bene?”
“Perfetto”
... e osservo la gente intorno a me.
“Devi timbrare il biglietto!”
“E' vero, grazie”
“Prego”
Mi alzo e oblitero.
L'obliteratrice bacia con un meccanica dolcezza il biglietto e lascia il segno del suo rossetto blu sulla guancia del biglietto che per un istante arrossisce.
Finalmente mi siedo e osservo la gente che è seduta sull'autobus.
“Ma fatti gli affari tuoi!”
“Hai ragione!
Ma devo scrivere un racconto per il concorso “Parole in Corsa” e cerco l'ispirazione per comporre proprio sull'autobus...”
“Non è una cattiva idea. Bravo!”
“E quello che scriverò, se scriverò qualcosa, sarà tutto assolutamente vero”
“In questo modo dovrebbe essere la realtà a partecipare al concorso e non tu...”
L'autobus si riempie immediatamente di studenti che si recano al liceo, alcuni si ostinano a tenere sulle spalle le pesanti cartelle, occupando così due spazi, ma questo non lo comprendono.
Tutti i giovani discorsi si ammassano su quell'autobus e curioso ascolto i dialoghi dei ragazzi: sono gli stessi che facevo io al liceo.
Chiaramente cambiano i soggetti, ma i temi portanti sono sempre gli stessi: donne, motori, buoi e paesi tuoi.
“Fai il tuo scherzo: quello del controllore”
“Ma dai sono passati tanti anni...”
“Se non lo fai tu lo faccio io!”
“Fallo pure, ma io non ti proteggo se decidono di prendersela tutti con te”
L'autobus sembra, per il rumore, uno stadio durante la finale di coppa del mondo di qualsiasi sport ed è totalmente gremito di gente (sia l'autobus che lo stadio), i ragazzi sono abbarbicati ovunque.
“È questo il momento perfetto per lo scherzo.”
Chino la testa e dico con voce profonda:
“Biglietti prego!”
Lo stadio ammutolisce.
“Ma cosa dici?”
“Ah scusa!”
L'autobus tace.
“Tre, due, uno...”
E l'obliteratrice inizia a mandare mille baci a tutti i biglietti che incontra.
Un concerto di tlic e tlac tenuto tutto in tempi dispari.
“Hai visto? Funziona sempre!”
Il controllore non è salito e i ragazzi scendono sbuffando, ma non gettano via i biglietti... Li riutilizzeranno.
Osservo gli studenti mentre scendono e con loro scende anche il silenzio.
“Ma cosa dici?”
In realtà scendono i ragazzi e con loro scende il rumore e sale sull'autobus il silenzio che, furbo, non oblitera.
Dopo alcune fermate, salgono i due controllori.
“Biglietti prego!”
Mostro il mio biglietto salutando con un sorriso e spaventando quella persona che ricambia il saluto e il sorriso con Gioia che è la ragazza attraente seduta di fronte a me.
L'altro controllore scopre che una madre e la figlia non hanno obliterato.
“Ma siamo appena salite, abbiamo occupato il posto e avremmo timbrato.”
“Ma avete una fermata di tempo per obliterare”
Dice il controllore inziando ad estrarre dal suo cilindro il blocco delle contravvenzioni a forma di coniglio e la sua bacchetta magica a forma di penna e redige la multa, ma solo alla figlia, perchè i giovani devono imparare che alcune cose non si devono fare!
“Lascia perdere il controllore guarda quella ragazza davanti a te. La senti la voce che come una sirena la chiama?”
“Si la sento, ma da dove proviene?”
“Osserva la ragazza e presto capirai da dove nasce quel soave suono”
La ragazza davanti a me si volta verso il vetro e, osservando il proprio riflesso, si sistema i capelli.
Odo nuovamente quell'attrente voce e la ragazza si distrae ancora specchiandosi.
“Hai capito chi è che canta?”
“No”
“Sono i vetri che attraggono con il loro canto la gente che in loro si specchia.
Ovunque c'è un vetro, ci sarà sempre un incantevole canto che attrarrà chiunque a voltarsi per osservare la propria immagine e inconsapevolmente il vetro”
“Ma non dire stupidate, smettila!”
Inizio ad alzare la voce, disturbato da quelle stupidate.
“Spiegami perchè tutti, quando passano accanto ad una porta a vetri, ai vetri di un'auto, hanno l'innato istinto a voltarsi.”
“Taci non ti ascolto più”
Suona un cellulare con una suoneria a dir poco... direi poco, ma invece dico che la suoneria è decisamente fastidiosa.
Ormai sto urlando:
“Ma non è possibile mettere la modalità silenziosa al telefono, per evitare di rompere le scatole alla gente?”
Il signore, come se io non avessi detto nulla, continua la sua telefonata.
“Sono sull'autobus, c'è un imbecille che continua ad urlare e adesso se la sta prendendo con la suoneria del mio cellulare”
“Ma senti quello che ti dice?
Ti sta deridendo insieme alla gente sul bus”
L'autista ferma l'autobus e apre le porte.
“Mi scusi guardi che questa non è una fermata e di conseguenza non si può fermare”
“Bravo cantagliele!
Ha ragione il mio amico!”
Dalle due porte salgono due uomini in camice bianco e si avvicinano a me, mi abbracciano con forza e mi portano su un altro autobus bianco.
La gente era stanca di sentirmi parlare da solo, rispondermi e addirittura litigare con me stesso.
Il nuovo autobus parte.
Devo ammettere che è meglio dell'altro: con le sirene accese oltre alle luci psichedeliche quel bus grida anche il mio nome.
“NINOOO NINOOO”