| |
da "Spazio libero con messaggio promozionale "
Tratto dal racconto "Spazio disponibile"
Questo racconto sorge da istanti vissuti in diversi momenti: sensazioni
che balzano fuori da un lieto cielo, mentre calpesto con tranquillità
le nubi lasciando lievi impronte fra quella distesa di magnifica
tranquillità e, vedendo quel soffice fango bianco macchiare le mie
scarpe, osservo quello che accade sopra di me e noto una distesa
d’acqua increspata che protegge dall’alto i miei pensieri; ho paura
che cadano quelle enormi onde che si agitano come travolgenti discorsi,
ma è la normalità e mi abituo subito. Un paesaggio inconsueto che non
avevo mai osservato e queste emozioni hanno creato questo racconto che
nasce dallo stupore e dalla curiosità di provare a narrare quello che
ho vissuto la prima volta che venni assassinato.
Non ricordo come accadde so solamente che mi sono ritrovato in una realtà
diversa a parlare con sensazioni e oggetti che mai mi avevano fatto
sospettare che anch’essi fossero vivi e pensassero. Ora so di essere
osservato da entità mute ogni istante e il dispiacere è il non poter
più parlare con quelle presenze. Ora cammino sul fango marrone,
raramente vedo l’incresparsi delle onde e sulla mia testa mi osserva
curioso il cielo ormai pitturato con maestria da violacei riflessi
grazie all’abile arte del pennello del sole e inspiegabilmente ho
abbandonato le sensazione che mi colsero la prima volta che venni
assassinato.
Tratto dal racconto "La vecchia e la bomba" (versione non
integrale)
Dietro di me sale un altro signore che non avevo notato alla fermata.
Nove paia di occhi lo fissano… Diciotto luci interrogatorie lo
inchiodano allo stesso muro: altezza più bassa della media, se la media
è un metro e settantacinque, egli è alto un metro e sessantotto; è
stempiato con pochi capelli unti e brizzolati (lontani anni luce da
creare il famoso fascino dei brizzolati) che gli fanno da corona di
alloro come uno venerato poeta. Aspetto grassoccio e paffuto nel volto
reso buffo dalla presenza di occhiali a montatura d’acciaio scura
perfettamente tondi: ha il viso di un brav’uomo.
Una maglietta con sottili strisce bordeaux, grigie e blu scure, troppo
stretta per contenere tutta la sua mole, lo rende ridicolo.
I pantaloni sono troppo larghi, ma circondano la sua vita perfettamente,
ma la loro larghezza rende le gambe dell’uomo più corte di quello che
realmente sono.
Il giudizio all’unanimità dei sedici occhi è:
“Attenzione a questo ridicolo personaggio, frustrato, probabilmente la
moglie lo tradisce ( se ce l’ha); sicuramente i figli non gli parlano
da anni e sul lavoro è il classico leccapiedi deriso da tutti i
colleghi per la sua stupidità.
Ma bisogna temere queste persone… quando esplodono la loro rabbia è
distruttiva”
I miei due occhi osservano l’uomo buffo e gli altri passeggeri e
sorridono:
“I giudizi a volte…”
Un uomo ormai condannato per sempre senza che egli non abbia fatto e
detto nulla.
La cattiveria della gente… la terribile realtà che uccide con un solo
pensiero chiunque. L’uomo si avvicina all’obliteratrice e con
tranquillità oblitera il biglietto, osserva la gente che ha intorno,
prende il giornale che donano gratuitamente sull’autobus e si siede
accanto ad una porta d’uscita.
“Attenzione!
Non fissiamolo con insistenza potrebbe impazzire”
I pensieri di tutti sembrano essersi ritrovati insieme a criticare e
condannare quell’uomo, “pover uomo” penso e aggiungo io.
“Ma quale pover uomo, le persone come lui sono frustrate e prima o poi
ammazzano l’intera famiglia e si suicidano scrivendo su un foglietto:
Mi dispiace.”
“O Magari si suicidano perché c’è gente che continua, per tutta la
vita, a credere che il proprio giudizio su di loro sia
la VERITA
’ e li denigrano fino a farli sentire nessuno”
“E’ arrivato il moralista, rompicoglioni.
Taci.
Non credo che tu sei quello che deve parlare”
“Sia; si dice credo che tu SIA quello che…
Hanno inventato i congiuntivi e prima di sparlare impariamo a PARLARE
correttamente”
“Oltre che moralista è pure professore!
Bravo!”
Eliminando i diverbi fra i pensieri, in apparenza l’atmosfera è
calma, ma si sentono i respiri affannati e la paura serpeggia alla
ricerca di coloro che hanno mangiato la mela.
Il signore buffo dopo essersi seduto apre il giornale e inizia a
leggerlo ignorando coloro che gli stanno intorno.
[…]
Lui termina di leggere il giornale e lo posa, altruisticamente, dove
l’ha trovato.
Ogni passeggero fissa il quotidiano e inizia a fare assurde congetture,
ma poiché tutti i pensieri pensano la stessa identica cosa quella
congettura diventa la pura verità.
L’uomo ha nascosto un ordigno esplosivo nel giornale e salteranno
tutti in aria…
“Hai visto che avevo ragione?
Quel povero signore non è nient’altro che uno sporco assassino.
Si è voluto vendicare di tutti noi per la sua schifosa esistenza”
Io taccio per rispetto.
La gente inizia vistosamente ad agitarsi, intanto il dinamitardo si
avvicina alla porta e la vecchina […] prende
il suo quotidiano per leggerlo e dei pensieri drastici e distruttivi dei
passeggeri dell’autobus se ne frega… e in questo le do assolutamente
ragione!
Con gli occhi fissi sempre sul giornale la vecchina si tiene ben saldo
fra le sue mani il suo tesoro…
Ogni sguardo è fisso sulla vecchina.
Ogni pensiero vive questi momenti in modi diversi.
Ognuno ha un modo proprio per interpretare questo momento.
[…]
La vecchina prende il quotidiano, prenota la fermata e, con una agilità
da centometrista, si precipita verso l’uscita tenendo ben stretto fra
le mani il suo giornale e finalmente scende…
La gente emette un sospiro di sollievo… la paranoia svanisce: l’arma
è nelle mani della vecchina, ora sono ( siamo) tutti salvi, prima
ognuno aveva rispetto per la vecchina, ora tutti sono rilassati perché
sarei lei ad esplodere ed essi saranno i testimoni di quel triste
incidente e avranno qualcosa di diverso da raccontare.
 |