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I bungalows del Tikitiki sono rivolti verso la baia del porto, e il tramonto è proprio in quella direzione. Il sole, ormai bassissimo, è nascosto dalle nuvole, ma riesce a far passare la sua luce arancione, intensa, a colorare le onde della baia. Gli yacht ancorati nel porto sono abbastanza lontani da sembrare romantici, non si vedono gli occupanti e le loro meschinità, identiche a quelle sulla terraferma. Le barche, le case del porto, assorbono la luce del tramonto e si riempiono di colori. Un gigantesco acquerello, pensa Lea. La barca di un pescatore è ferma al centro della baia. No, si muove piano. Con un po’ di fatica, si vede appena un uomo dentro che sta remando. Lea si scopre a domandarsi se arriverà al molo prima del buio, e questo pensiero la stupisce. Cos’è questo senso di eccitazione mista a benessere? Dovrebbe essere stanca, dovrebbe essere sotto la doccia come Fernando. Ed invece si sente in alto con il cuore, si sente la mente che galleggia su un flusso di sensazioni nuove ed allo stesso tempo ritrovate, come un delfino che dall’acquario venga riportato in mare aperto dopo una lunga prigionia. Uno strano senso di attesa, come di chi abbia visto un lampo ed ora aspetti di sentire il tuono. Quasi senza motivo, forse per una strana malinconia, si forma una lacrima negli occhi di Lea. Solo una.

Intanto, alcune nuvole più grosse e spesse delle altre si sono organizzate, e con un accerchiamento ben coordinato si sono dirette risolute sopra gli ultimi raggi di luce. Di colpo, si fa quasi buio. Con l’umidità, sale dal mare una condensa tenue, che non nasconde ma avvolge e sfuoca i contorni. Forse quella notte la foschia verrà a dissolvere le sagome degli alberi. Il miagolio insiste, e Lea decide di andare a fare amicizia con quello che sembra destinato ad essere un vicino simpatico ed un po’ rompiscatole. Del resto, ha sempre amato i gatti.

(…)
"Scusi, ma mi sta ascoltando?"
"Come? Certo."
"Ah... sa, la vedo tenere gli occhi chiusi."
"Chiusi? Veramente, li sto tenendo aperti. E non mi faccia battute scontate sugli occhi a mandorla, le ho sentite già tutte. Ma mi dica, non avete trovato nulla di sua moglie? Che so, una traccia, magari le è caduto qualcosa, magari dei rami spezzati, insomma un segno di dove possa essere passata."

"Beh, sì. Ma questo è ancora quasi più strano della sua scomparsa. Abbiamo trovato il pareo che portava sulle spalle, l’aveva comprato durante lo stop all’aeroporto di Honolulu nel viaggio da Los Angeles a Tonga. Era avvoltolato su un ramo."
"Ah, è qualcosa! E perché dice che è strano?"
"Beh, perché il ramo era a cinque metri d’altezza. Mia moglie non si sa arrampicare, indossava dei sandali, e tutt’intorno non c’era neanche un ramoscello smosso.