INEDITI

Dov'è finito Popeye?


Dove si è cacciato quel marinaio puzzolente, lui e la sua pipa maledetta, perdiamo 10.000 $ al giorno, con gli spot bloccati. Deve essere impazzito, è sparito da due mesi, ha rinunciato a montagne di dollari, quando poi lo ritroveremo dovrà risarcirci e pagare le penali, altre montagne di dollari. Certo che con tutti questi anni di spot superpagati si era costruito un tesoro, quel vecchio guercio, sarà a goderselo da qualche parte, il suo tesoro, quel buono a nulla di marinaio fallito, avrà perso la testa per qualche sgallettata attratta dai suoi soldi, non certo dalla sua bellezza, quel guercio del cazzo.

Mi stanno cercando, dannazione, mi stanno cercando dappertutto. Ma non mi troveranno, quaggiù, a Cuba. E anche se mi trovassero, certo non potranno venirmi a prendere qui, nell’isola con cui hanno rotto tutti i rapporti diplomatici, quegli stronzi, decenni  di embargo economico e tentativi di golpe. Finalmente, dopo anni, decenni, in cui mi è toccato di sopportare Olivia, l’ho piantata. Quella stronza, anche lei. Con la sua antipatia e la sua presunzione, magari crede di essere sexy, con quelle due gambette lunghe e sottili, due sedani sembrano. E dopo anni, decenni di spinaci che mi toccava ingollare per contratto, basta conserve! Io non so se  ero più nauseato da Olivia o dagli spinaci in scatola. Almeno fossero stati freschi. No, spinaci in scatola, perché il mio creatore lavorava per il più grande produttore di spinaci in scatola degli States. Ma non vi siete mai chiesti, dico io, perché un marinaio adulto debba ingollare per sua libera scelta decine di scatole di spinaci alla settimana? Non era una libera scelta, appunto, doveri contrattuali.  I filmetti d’animazione che mi vedevano come protagonista erano in realtà lunghi e noiosi spot sugli spinaci in scatola, la più grande truffa di marketing del secolo XX. Altro che far bene ai bambini, pieni di conservanti, annegati in quella salamoia disgustosa, mille volte meglio le sardine affumicate, porca puttana, che mi mangiavo di nascosto, la notte, negli attacchi di bulimia che mi prendevano dopo aver girato gli spot sugli spinaci. Quegli spot insopportabili, in cui dovevo sorbirmi gli spinaci, Olivia  e quel bambinone brutale e stupido di Bruto. Come avrebbe fatto a non essere brutale, con quel nome assurdo, i suoi genitori dovevano proprio essere deficienti, mi sono sempre detto, quando lo guardavo in faccia per picchiarlo, quel monello barbuto e ipertrofico, lo picchiavo fin dalle elementari. Sapete come si dice: grande, grosso e coglione. Da voi non si dice? Dalle mie parti sì. Di dove sono, me lo sono sempre chiesto, magari sono di Cuba, ci sto benissimo, qui. Ho sempre sospettato che mia madre non sia morta di parto, come mi hanno sempre raccontato in orfanotrofio, ma che fosse in realtà la strega Bacheca, che aveva scambiato me con Bruto, che fin da piccolissimo era enorme, un bambinone grande grosso e coglione, appunto. Il mio mento è praticamente uguale a quello di Bacheca, quel cesso di donna. Io non so come ha fatto, mio padre. Che non è quel simpatico vecchietto con la barba che si vede nei fumetti e nei disegni animati: quello sono io, truccato da vecchio. Popeye, il vecchio guercio. Non sono guercio, ci siete cascati, immagino. Ho sempre sofferto di congiuntivite purulenta, una schifezza lo stesso, va bene, ma non sono guercio. Infatti, qui a Cuba mi è passata la congiuntivite purulenta, merito del clima e delle cubane, donne splendide, solari, ben tornite, gambe splendide, culi d’assalto, tette che sfidano la legge di gravità, mica con due sedani di gambe come quella insopportabile cretina di Olivia. Che donna inutile. Pallida come un’aringa affumicata. Ma io le aringhe me le mangiavo solo la notte, ora ho smesso. Vivo di pesce cucinato sulla spiaggia,di minestre di verdure fresche, di noci di cocco, il tutto innaffiato da rum, il liquore di agave. Ho anche abbandonato la pipa, inquinata pure quella da quegli schifosissimi spinaci conservati e sono passato a questi sigari Avana, questi sì che danno soddisfazione.

Non sono neanche vecchio, ci siete cascati, siete proprio dei polli. Dovreste saperlo che i fumetti non invecchiano e io non ero vecchio, ero solo truccato da vecchio, un marinaio un po’ rugoso. Ed ora sono qui a godermi la vita, finalmente. Forse, uscito dai meccanismi del marketing e dal fumetto, mi toccherà invecchiare, ma per la prima volta in vita mia sto vivendo, sono libero e ne vale la pena. Che mi cerchino pure, i fetenti. Io mi sono ripreso la mia vita e non so che farmene dei dollari degli spot, allora li uso per accendermi i sigari. Che soddisfazione, m’ha detto Fidel.