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da "InVento
Veritas"
01/09/2001, deserto del Nevada,
ore 8.30
Nell’oasi artificiale predisposta dagli organizzatori di Alive per
accogliere la presentazione al pubblico dell’evento televisivo, si
lavorava alacremente al fine di completare il tutto entro il
pomeriggio, lasciandosi così un margine di qualche oretta prima del
debutto ufficiale sugli schermi in collegamento diretto, per la serata
di gala.
Tecnici del suono, delle luci, costumisti, cameramen, visagisti,
operai specializzati e generici, etc, si stavano massacrando dalla
fatica dovuta a ritmi di lavoro incessanti e ad un caldo che, sin
dalle 7.00 circa del mattino, aveva portato la temperatura, in rapida
e continua ascesa, sopra soglia 35°.
In un angolo dell’imponente costruzione messa su a tempo di record e
che copriva interi ettari di terreno, dei prefabbricati montati
qualche giorno prima erano stati adibiti ad uffici.
Il più grande di questi, un ambiente di circa 300 metri quadri, era
stato trasformato in una bellissima sala riunioni e conferenze stampa,
con uno stupendo tavolo in radica dalla forma rettangolare, e dalla
lunghezza di più di dieci metri.
Quadri ultramoderni e sculture degne degli artisti più eccentrici e
di moda allora presenti sulla piazza, insieme con antichi e rarissimi
mobili spagnoli ed arabi, piante da “giardino dell’Eden” e
soprammobili costosissimi e raffinati di fabbricazione artigianale
italiana e francese, rendevano quella stanza un vero e proprio luogo
di venerazione, di ammirazione, per chi vi si trovasse dentro.
D’altronde quell’ambiente, circondato poi da costruzioni ben più
rozze ed imperfette, talvolta lasciate a metà, molto spesso poco
pulite ed incomplete, doveva essere il volto di quella trasmissione,
la prima “faccia” che, dapprima i 6 concorrenti per la riunione
mattutina predisposta al fine di fare conoscenza reciprocamente, e poi
gli ospiti della serata , i giornalisti e la gente da casa seduta
davanti alla TV , avrebbero individuato come la postazione ufficiale
di Alive.
Gli uomini di marketing lo sapevano bene: la prima apparenza davanti a
tutto, l’impressione iniziale era quella che contava a discapito dei
problemucci di carattere organizzativo sorti nella costruzione e nella
manutenzione di questo ammasso di mattoni che costituivano il quartier
generale del programma.
Con la puntualità di un orologio svizzero Robert, Odisseo, Clara,
Linda ed i fratelli Donnelly furono accompagnati da alcuni dei
componenti dello staff specificamente predisposto al fine di seguire
dettagliatamente le mosse dei concorrenti ed aiutarli in caso di
problemi di natura pratica, fisica e psicologica, nella zona Sud-ovest
della vasta oasi.
Lì sorgeva la sala riunioni, e lì, alle 8.45 in punto, avvenne il
primo incontro fra i sei partecipanti al concorso.
Nella stanza, oltre a loro, sedeva, in fondo alla enorme scrivania in
noce, Arthur Backstrain, un bravissimo psicologo di origini irlandesi,
il quale aveva il preciso compito di facilitare l’ambientamento di
quella mezza dozzina di cavie umane, di prevederne i comportamenti, di
studiarne le possibili mosse durante lo svolgimento del programma e di
risultare per loro come l’ancora di salvezza, il sostegno principale
cui aggrapparsi in qualsiasi situazione di ansia, di paura, di stress
eccessivo, al fine di riuscire a placare questi stati di emotività
incontrollabile che, si supponeva, avrebbero accompagnato i
concorrenti durante il loro faticoso soggiorno sull’isola.
Fu proprio Backstrain il primo a parlare, dopo essersi alzato in
piedi, con calma, e non prima di aver indugiato per qualche istante su
ognuno degli sguardi dei presenti.
Arthur non era molto alto, anzi a mala pena arrivava a misurare 172
cm, ma aveva una corporatura possente, un fisico prestante, un
portamento molto sicuro.
I suoi occhi celesti, glaciali, indugiarono di nuovo dapprima su
quelli delle ragazze, poi su quelli degli uomini.
“Signore….signori” disse col tono grave tipico del suo modo di
parlare
“Io sono Arthur Backstrain ed il mio primo compito è quello di
farvi conoscere reciprocamente ed illustrarvi più nel dettaglio
alcuni degli elementi del programma che non vi sono ancora stati
spiegati, oltre che di rispondere a vostri eventuali quesiti, almeno
che non tocchino sfere particolari delle quali non mi è concesso fare
menzione”
“Come ovvio” continuò “io conosco già abbastanza bene il
profilo di ciascuno di voi; ho informazioni che mi derivano dalle
interviste che vi è stato chiesto di rilasciarci qualche tempo fa,
subito dopo la vostra positiva affermazione nei quiz di ammissione al
concorso che, per inciso, ho studiato io, personalmente”
“Erano
domande abbastanza banali, per cui eviterò di complimentarvi con voi,
non sono né la tizia della radio né tanto meno un file di computer
adibito a farvi le congratulazioni per aver risposto correttamente ai
quesiti. Siete stati anche fortunati, lo sapete, i più veloci a dare
la soluzione, o forse sfortunati, questo lo giudicherete voi, in
seguito. D’altronde io non avrei mai voluto partecipare ad un
concorso duro come questo, ma…come si dice…il mondo è bello perché
è vario, no?”
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